GIOVEDI' 23 FEBBRAIO |
CASA DEL CINEMA - SALA DELUXE |
| 15.30 |
IL FEDERALE |
| 17.30 |
SPAZIO INCONTRI |
| 19.00 |
EL GRECO |
| 21.30 |
COLPO DI STATO |
VENERDI 24 FEBBRAIO |
| CASA DEL CINEMA - SALA DELUXE |
| 15.30 |
BASTA GUARDARLA |
| 17.30 |
SPAZIO INCONTRI |
| 19.00 |
IO E LUI |
| 21.00 |
ALLA MIA CARA MAMMA
NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO |
I FILM IN RASSEGNA
IL FEDERALE (1961)
Regia Luciano Salce; sogg. Castellano e Pipolo; scen. Castellano
e Pipolo, Luciano Salce; dir.fot . Erico Menczer; mus. Ennio
Morricone; mo. Roberto Cinquini; scg . Alberto Boccianti; co. Giuliano
Papi; arr. Arrigo Breschi, Ennio Michettoni. Interpreti :
Ugo Tognazzi ( Primo Arcovazzi ), Georges Wilson ( prof.
Erminio Bonafè ), Gianrico Tedeschi ( Arcangelo Baldacci ),
Elsa Vazzoler ( Matilde, sua moglie ), Stefania Sandrelli ( Lisa ),
Mireille Granelli ( Rita ), Franco Giacobini ( il matto ),
Renzo Palmer ( partigiano romagnolo ), Gianni Agus ( un
federale ), Luciano Salce ( ten. Rudolph ), Gino Buzzanca,
Leonardo Severini, Salvo Libassi, Peppino De Martino ( partigiani
in convento ). Produzione: Isidoro Broggi e Renato Libassi
per D.D.L.; durata: 101'.
TRAMA: Durante l'occupazione nazista di Roma,
il fascista Primo Arcovazzi è incaricato
di arrestare il prof. Erminio Bonafè, filosofo liberale designato
da un comitato di antifascisti come presidente della futura repubblica
italiana. Col miraggio della promozione a federale, Arcovazzi parte alla
ricerca di Bonafè e lo scova ben presto in un paesino dell'Abruzzo.
Ma le difficoltà sono appena iniziate...
È il quarto film di Salce, il secondo girato in Italia, ma è il
titolo che avvierà definitivamente le carriere del regista e del
protagonista Ugo Tognazzi, finalmente sdoganato dal cinema comico degli
anni '50. Primo capitolo (gli altri saranno La voglia matta e Le
ore dell'amore , anch'essi scritti dagli sceneggiatori Castellano
e Pipolo ed altrettanto rilevanti per qualità espressiva) di una
trilogia sull'italiano medio, sul borghese quarantenne a contatto con
vecchie e nuove realtà sociali, è una commedia al fulmicotone,
un film di viaggio dal ritmo dinamico, dai dialoghi sarcastici e pungenti,
di grande qualità fotografica, privo di cedimenti sentimentali
ma con improvvisi e struggenti intermezzi lirici. Commedia a due personaggi
senza essere film di coppia, priva di personaggi femminili (con l'eccezione
dell'esordiente Stefania Sandrelli) ma ricca di gag memorabili e momenti
spettacolari, mette a confronto due caratteri (in rappresentanza di due
orientamenti ideologici) e li proietta verso un traguardo finale che
sarà un regolamento di conti con la Storia: per l'ottuso borghese
accecato dal fascismo non potrà esserci coscienza, né redenzione,
né conversione. Grandi prove di Tognazzi e Wilson, ma spetta a
Gianrico Tedeschi il personaggio più impietosamente satirico,
quello del poeta di regime Arcangelo Baldacci, portabandiera dei voltagabbana
di ogni epoca e luogo.
EL GRECO (1966)
Regia Luciano Salce; sogg. e scen. Guy Elmes, Luigi
Magni, Massimo Franciosa, Luciano Salce; dial. John Francis
Lane, Fred Burnley; dir.fot. Leonida Barboni (DeLuxe color); mus .
Ennio Morricone; mo. Nino Baragli, Fred Burnley; scg. Luigi
Scaccianoce; arr. Francesco Bronzi; co. Danilo Donati. Interpreti: Mel
Ferrer ( El Greco ), Rosanna Schiaffino ( Jeronima de la
Cuevas ), Mario Feliciani ( card. Nino De Guevara ), Giulio
Donnini ( Pignatelli ), Adolfo Celi ( Don Miguel de la Cuevas ),
Renzo Giovampietro ( frate Felix ), Gabriella Giorgelli ( Maria ),
Franco Giacobini ( Francesco ), Fernando Rey ( re Filippo
II ), Angel Aranda ( Don Luis ). Produzione: Alfredo
Bini per Arco Film (Roma), Les Films du Siècle (Parigi); durata: 94'.
TRAMA: Toledo, 1576. Arrivato in Spagna dall'Italia
con l'amico Francesco, il pittore Dominikos Theotokopulos (meglio noto
come El Greco) è chiamato
ad affrescare una chiesa da Don Diego di Castilla. Nonostante la grandezza
della sua arte, riesce con difficoltà a far comprendere il suo
misticismo pittorico alla rigida ortodossia cattolica spagnola. Innamoratosi
della nobile Jeronima de la Cuevas, promessa sposa di Don Luis, è tradito
da un suo conoscente e denunciato all'Inquisizione. Riuscirà a
scagionarsi, ma intanto l'amata Jeronima, entrata in convento, è morta.
Poi, magari, un giorno riusciremo anche a scoprire
cosa (o chi) ha convinto Luciano Salce (al di là dell'ovvio allettamento alimentare) a
dirigere una biografia del pittore El Greco. Il fatto non è tanto
che il soggetto storico (scritto, non a caso, da Luigi Magni) sembrava
prestarsi perfettamente alla rievocazione raffinata di un Bolognini o
a quella matematica di un Lattuada; e nemmeno la presenza di due star
come come Mel Ferrer e Rosanna Schiaffino; o la fotografia in Cinemascope
coi colori DeLuxe di Leonida Barboni. Il fatto è che un regista,
attore e autore di commedie, da sempre (e per sempre) unicamente attivo
nel repertorio brillante, sia capace di approntare un film di tale qualità,
utilizzando lo schermo panoramico e i colori De Luxe come neanche Richard
Fleischer nel suo L'altalena di velluto rosso (1958): guardare
per credere il duello tra gli spadaccini Ferrer e Fantasia (!!). Lento,
ieratico e solenne per tutta la prima parte, con la rievocazione del
talento pittorico di El Greco, il film acquista il necessario rigore
drammatico nella seconda parte, rivelando con pudore i conflitti di una
coscienza. Siamo a metà tra Il tormento e l'estasi (1965)
di Carol Reed ed Un uomo per tutte le stagioni (1966) di Fred
Zinnemann: mai avremmo pensato di dover prendere questi punti di riferimento
per un regista come Luciano Salce.
COLPO DI STATO (1969)
Regia Luciano Salce; sogg. Ennio De Concini; scen. Ennio
De Concini, Luciano Salce; dir.fot. Luciano Trasatti; mus .
Gianni Marchetti; mo. Sergio Montanari; scg. Giulio
Cabras. Interpreti : Steffen Zacharias ( George Bradis ),
Dimitri Tamarov ( Matruch, il fotografo ), Silvano Spadaccino
( il fidanzato ), Orchidea De Santis ( la fidanzata ),
Luciano Salce ( se stesso ), Bebert H. Marbourtie ( pres.
Johnson ), Anna Casalino ( Anna Ferretti ), Giovanni Rionni
( Claudio Villa ), Amedeo Merli ( Giordano ), Anna
Maria Capparelli ( sua moglie ), Leo Talamonti ( primo ministro ),
Alberto Plebani ( presidente della Repubblica ), Loris Gizzi
( il capocomico ), Loris Zanchi ( ministro all'aereoporto ),
Luciano Bonanni ( il tipografo ), Luca Sportelli ( cliente
in merceria ). Produzione: Franco Cristaldi per Vides
Cin.ca; durata: 105'.
TRAMA: Italia, 1972. Si avvicinano le elezioni
politiche e comincia il solito fermento: onorevoli promettono promesse
che mai manterranno; giornalisti fanno inchieste sul voto venturo;
suore si affannano a raccogliere voti per la propria "parrocchia". Insomma, tutto è pronto per
la conferma del solito governo, anche il cervellone elettronico adibito
allo spoglio elettorale ed arrivato direttamente dall'America. Senonché,
il giorno dello spoglio, il cervellone comincia ad emettere dati imprevedibili:
sembra proprio che i comunisti abbiano effettuato il sorpasso elettorale.
E mentre la televisione di stato si adegua immediatamente alla linea
editoriale dei prossimi "padroni", il panico invade l'intera classe politica
italiana, anche quella comunista che, per mantenere l'equilibrio, rifiuta
la vittoria elettorale.
Eccolo qua, l'unico vero Ufo del cinema italiano. Per
decenni cancellato dalla nostra storia (e non solo quella cinematografica):
sembrava diventato un'invenzione borgesiana, una parola d'ordine da carbonari,
un semplice motto di spirito, una leggenda metropolitana (decidete voi)
prima che fosse riesumato alla Mostra del cinema di Venezia del 2004.
I motivi del suo forzato oblio sono evidenti a tutti quelli che hanno
avuto la fortuna di vederlo: Colpo di stato è il nostro
film più potentemente politico: mena fendenti satirici con un
linguaggio modernissimo (film-reportage, cinema-verità, inchiesta
giornalistica, con l'inserimento geniale di cori da opera lirica a mò di
cori da tragedia greca ed una cornice autoreferenziale che può mandare
in deliquio i cinefili duri e puri) dove tutto è assolutamente
finto ed insieme assolutamente vero (compreso il regista Salce nel ruolo
di se stesso). E se, vedendolo, vi verranno in mente i nomi di Godard
e Kubrick, non vi vergognate: è cosa buona e giusta, non un'eresia.
È il classico film di una vita, per lo
sceneggiatore Ennio De Concini (comunista della prima ora, meglio specificarlo)
che l'ha pensato escritto e per Salce che l'ha diretto: girato con
pochi mezzi (ma con una grande fotografia), senza attori, ma con lo
spirito di chi si mette totalmente in gioco, senza pudore e senza segreti.
Colpo di stato ride di tutto e costringe a ridere ogni spettatore.
Che ride e ride, fino alle lacrime. Fino alla sequenza finale, quando
il giornalista Giordano, l'unico vero comunista rimasto a credere nella
rivoluzione, telefona alla propria redazione l'annuncio dell'incredibile
vittoria delle sinistre, ignaro delle decisioni del proprio partito,
mentre sullo schermo scorrono le immagini delle solite impellicciate
in libera uscita, a testimoniare il sospirato ritorno all'ordine.
Ecco, a quel punto si smette di ridere. E rimangono solo le lacrime.
BASTA GUARDARLA (1970)
Regia Luciano Salce; sogg. Iaia Fiastri; scen. Iaia
Fiastri, Luciano Salce, Steno; dir.fot. Aiace Parolin (Eastmancolor); mus. Franco
Pisano; mo. Marcello Malvestito; scg. Luciano Spadoni; co. Luca
Sabatelli; coreog. Franco Estill. Interpreti: Maria
Grazia Buccella ( Enrica ), Carlo Giuffrè ( Silver
Boy ), Mariangela Melato ( Marisa ), Luciano Salce ( Farfarello ),
Franca Valeri ( Pola prima ), Spiros Focas ( Fernando ),
Pippo Franco ( Danilo ), Riccardo Garrone ( Pediconi ),
Umberto D'Orsi ( Peppe De Pico ), Ettore G. Mattia ( zio
di Enrica ), Pinuccio Ardia ( Bubù ), Mino Guerrini
( il medico ). Produzione: Mario Cecchi Gori per Fair
Film; durata: 106'.
TRAMA: La lacrimevole e divertentissima storia della contadina Enrichetta
divenuta soubrette d'avanspettacolo col nome d'arte di Erika Rikk: innamorata
persa del suo pigmalione Silver Boy, cantante melodico dal fascino conturbante,
costretta a lasciare il suo amante per via della gelosia intrigante della
rivale Marisa, trova rifugio nella compagnia del guitto Farfarello (e
della sua incredibile moglie Pola Prima), prima di tornare dal disperato
Silver che, per amore di Erika, ha rischiato addirittura la vita.
Luciano Salce gioca pesante e vince la sua scommessa
alla grande: girare una commedia scatenata e grottesca giocando col
kitsch più iperbolico
senza farsene minimamente contagiare sul piano formale. Merito della
sceneggiatura di Iaia Fiastri e Steno che appronta una parodia folgorante
di È nata una stella trasportandola nelle compagnie
d'avanspettacolo degli anni '70, cioè in un mondo morto e sepolto
da più di un decennio (il reo non è confesso: la televisione
neonata nel 1954), un mondo di inconsapevoli sopravvissuti dove anche
il patetico risulta ridicolo. Merito delle scoppiettanti musiche di Franco
Pisano, apoteosi del cattivo gusto da varietà televisivo di terz'ordine.
Ma merito soprattutto dell'incredibile messinscena del regista, della
cura dei dettagli, del gioco citazionista senza tregua e senza freni,
dove tutto è parodiabile, anche e soprattutto la propria serietà artistica.
In un tripudio di piume e paillettes, tra ballerine bene in carne, coreografi
omosessuali, guitti volgari e impotenti, cantanti protervi, drammi d'amore
e di gelosia, pose da fotoromanzo e parole languide come carezze, tutto
quello che c'è corrisponde alle aspettative degli spettatori e,
nello stesso tempo, le contraddice.
Trionfo di Maria Grazia Buccella e Carlo Giuffrè, con una strepitosa
Melato spagnola di Porta Ticinese, ma soprattutto con un duetto Salce-Valeri
che survolta nella volgarità dell'avanspettacolo gli intellettualismi
del cabaret e raggiunge le altezze sublimi del nonsense.
IO E LUI (1973)
Regia Luciano Salce; sogg. dal romanzo omonimo di
Alberto Moravia; scen. Fulvio Gicca Palli, Enzo Siciliano,
Luciano Salce, Nino Marino; dir.fot. Armando Nannuzzi (Technicolor); mus. Bruno
Zambrini; mo. Antonio Siciliano; scg. Francesco Bronzi; arr. Renato
Postiglione; co. Mario Ambrosino. Interpreti: Lando
Buzzanca ( Rico ), Bulle Ogier ( Irene ), Gabriella
Giorgelli ( Fausta, moglie di Rico ), Vittorio Caprioli ( Cuttica ),
Mario Pisu ( Protti, il produttore ), Antonia Santilli ( sua
figlia Flavia ), Jessica Dublin ( Leda Lidi ), Yves Beneyton
( Maurizio ), Paolo Bonacelli ( lo psichiatra ). Produzione: Dino
De Laurentiis per De Laurentiis Inter Ma.Co. (Roma), Columbia (Parigi); durata: 108'.
TRAMA: Lo sceneggiatore Rico è in crisi. Perseguitato in sogno
da una donna bellissima, lasciata la moglie Fausta per scrivere il film
della sua vita (la storia di un intellettuale di sinistra che sposa una
prostituta), si vede sfilare la sceneggiatura ed il progetto da un giovane
cineasta contestatore e d'avanguardia, Maurizio, che s'ingrazia il produttore
Protti. Per recuperare posizioni, Rico cerca di corteggiare la moglie
di Protti, la vecchia diva del muto Leda Lidi, che accetta le attenzioni
dello sceneggiatore. Ma Rico è tormentato da un problema imprevedibile:
il suo sesso parla e ragiona con lui e lo spinge a comportamenti satireschi,
a sfrenare la propria libido repressa.
Moravia più Salce più Buzzanca più Siciliano: già questo
basterebbe a rendere il film imperdibile. Se poi ci aggiungete la bunueliana
Bulle Ogier come donna dei sogni e le partecipazioni di Pisu, Caprioli,
la Santilli, Jessica Dublin... il culto è fatto. Il bello è che
il dialogo tra l'Io e l'Es, l'apologo moraviano sulla differenza tra
la sublimazione e la repressione sessuale, trasposto in immagini da Salce,
perde la pesantezza letteraria e diventa un film su Buzzanca. La vittoria
finale di "lui" sulla mediocre ipocrisia di Rico è la rivincita
della virilità sull'intelligenza, dell'istinto sessuale sulla
cultura, del maschilismo sul (falso) moralismo, e dunque degli scatenati
film erotici buzzanchiani sui noiosi film impegnati dell'epoca... Naturalmente,
nulla è sul serio: ce lo ricordano i volti amici che spuntano
dalle inquadrature, gli scherzi di Salce e la messinscena che
spinge tutto sul grottesco, sfrenando il kitsch di Basta guardarla verso
un barocco lussurioso e malizioso. Il film mantiene una precisa linea
satirica, sia nell'osservazione divertita dell'ambiente cinematografico
che nell'attacco impietoso ai figli di papà che giocano a fare
i rivoluzionari, ai sovversivi col montepremi di famiglia che, qualche
anno dopo, si daranno al terrorismo.
Tappa irrinunciabile delle filmografie di Salce e Buzzanca, Io e
lui è un pendant de Il merlo maschio di Pasquale
Festa Campanile (anche quello con Buzzanca): ovvero quando i nostri
commedianti riflettevano sul proprio lavoro, divertendo.
ALLA MIA CARA MAMMA NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO (1974)
Regia Luciano Salce; sogg. da Nel giorno dell'onomastico
della mamma di Rafael Azcona e Luis Berlanga; adatt. Luciano
Salce; scen. Sergio Corbucci, Massimo Franciosa, Luciano Salce; dir.fot. Erico
Menczer (Eastmancolor); mus. Franco Micalizzi; mo. Amedeo
Salfa; scg. e co. Fiorenzo Senese. Interpreti: Paolo
Villaggio ( conte Fernando, detto Didino ), Lila Kedrova ( contessa
Mafalda, sua madre), Eleonora Giorgi ( Angela ), Antonino
Faà di Bruno ( zio Alberto ), Orchidea De Santis ( Jolanda,
la sposa ), Renato Chiantoni ( Anchise, domestico ),
Vera Drudi ( Driade, domestica ). Produzione: Rusconi
Film; durata: 102'.
TRAMA: Orfano di padre, soggiogato da una madre
iperpossessiva, il nobile Didino è un uomo di trentadue anni ormai avviato verso una castità morbosa
e maniacale: non riuscendo ad avere rapporti con le donne, si rivolge
a surrogati. Finché, un giorno, la morte accidentale della domestica
Driade conduce alle sue dipendenze la giovane Angela, una ragazza bellissima
e dolce, anche se storpia. Innamoratosi di Angela, Didino inizia a corteggiarla
con i suoi modi obliqui e stravaganti. Ma la contessa Mafalda, sua madre,
non accetta di lasciarsi strappare Didino da questa concorrente imprevista.
Come da un film d'occasione può nascere
un capolavoro. Tratto da un'opera teatrale degli spagnoli Rafael Azcona
e Luis Berlanga, il film nasce in risposta al successo imprevedibile
del contemporaneo Per
amare Ofelia di Flavio Mogherini, esordio cinematografico di Renato
Pozzetto: una commedia brillante e molto elegante su un giovane industriale
segretamente innamorato di sua madre. Entrato in competizione col collega
Pozzetto, anche Paolo Villaggio vuole ritagliarsi un personaggio afflitto
da una mamma ingombrante: ed ecco pronto Alla mia cara mamma nel
giorno del suo compleanno . Solo che la mamma di Villaggio è tutt'altro
che la bella, sofisticata e giovanile Françoise Fabian del film
di Mogherini: è una scarmigliata, furente, isterica e lamentevole
Lila Kedrova, un perfetto oggetto da psicanalisi. Ed il film di Salce
diventa esattamente l'opposto di una commedia sofisticata: è un
grottesco nero che mischia il gotico e il melodramma e fa emergere pesantemente
il surrealismo del testo di partenza. Una storia dove l'amore è sempre
folle, tutti i personaggi sono tarati (fisicamente o mentalmente) ed
il sentimento puro può vincere solo attraverso la sublimazione.
Perfetto nei dettagli, nell'ambientazione, nella fotografia, nei personaggi
di contorno, segna anche l'inizio della storica collaborazione tra Salce
e Villaggio che, negli anni successivi, rivoluzionerà il cinema
comico italiano con i primi due capitoli della saga di Fantozzi.
Andrea Pergolari
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