
Tre generazioni di donne sopravvivono
al vento, al fuoco, alla pazzia, alla superstizione e persino alla
morte, grazie alla sensibilità, all’esagerazione,
alle bugie e ad una vitalità senza limiti.
Le storie di Almodovar sono quasi sempre concentrate sul mondo
femminile, ma questa volta la loro presenza è schiacciante;
inoltre, l’unico ruolo maschile è quello più banale
e spregevole.
La storia si svolge in quel margine di vita che rimane alle donne
quando vengono abbandonate, disprezzate o non suscitano più interesse;
questo vuoto le donne lo riempiono con le proprie madri, sorelle,
figlie, amiche e vicine. Tutte queste protagoniste compongono il
mosaico che svela l’idea che Almodovar ha dell’universo
femminile: un mondo parallelo non sufficientemente valorizzato.
“Volver” è un delizioso affresco di vita reale,
un ritratto della quotidianità dove sono presenti le invidie,
i rancori, i tafferugli tra sorelle, il lutto, i cellulari, gli
affetti e le bugie. Un ritratto della Spagna più tradizionale,
del quartiere e del paesino, delle persone e delle loro abitudini.
L’insostenibile si trasforma in quotidiano, le due sorelle
iniziano una fuga verso il futuro sopravvivendo a situazioni cariche
di tensione, melodrammatiche, comiche ed emozionanti. Le due donne
trovano le soluzioni grazie ad una buona dose di spavalderia e
di menzogne senza contegni.
E’ una storia di sopravvivenza, incluso il fantasma della
mamma. C’è una continua riflessione sulla morte sulla
quale si basa il film, così come sulla vita delle persone
nel paesino della Mancha. Praticamente tutte le azioni e i fatti
che vivono i protagonisti sono condizionati dalla morte, quella
dei cari e la propria futura; difatti quasi tutti i protagonisti
vivono nel passato. Almodovar riesce a rattristare all’interno
della riflessione, ed è per questo che una scena può provocare
una risata e lacrime al tempo stesso.
Coniuga commedia e provincialità, realismo sociale, il melodramma
e l’intrigo, con qualche spennellatura di fantastico e umore
nero, dimostrando la sua padronanza nell’intrecciare diversi
generi, creando in circostanze drammatiche dialoghi pieni di ingegno
e comicità, dove vivi e morti convivono senza darsi fastidio.
E’ una storia popolata da tanti personaggi, un microcosmo
stravagante, un paese della Mancha che ride delle proprie superstizioni
e che affronta con naturalezza la gravità della morte. Questa
volta il regista ha il pregio di rendere interessante la quotidianità,
di aver scritto un’avventura domestica e di farci immergere
nel suo universo.
I piani sequenze di Almodovar, studiati al millimetro, sono dei
quadri con vita propria. L’abbigliamento delle sorelle anticipa
l’accento colorato e luminoso che dominerà in tutto
il film così come i suoi simboli tipici: la maternità,
gli ospedali, i vicini, ecc. Ci regala un opera corale composta
da straordinarie protagoniste, permeate di profonda intensità nella
quale si distingue una eccezionale Penelope Cruz, che interpreta
una lavoratrice instancabile e forte, una lottatrice, ma al tempo
stesso una persona fragile sul piano emotivo e con un terribile
segreto.
E’ un film emozionante, realizzato con intelligenza e libertà assoluta
proprio per liberare, attraverso i dialoghi, le cose su cui riflettiamo
ma che quasi mai diciamo.
Almodovar non è andato via ... ed è una fortuna che
continui a “tornare”.
di Gabriela
Saraullo |