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di Chiara F.
"La
bambola".E' così che si sente Grazia,la protagonista
di Respiro.Una bambola dai congegni rotti, spezzata dalla continuità
inesusta dei paesaggi bellissimi e già visti,dalla povertà
di pensiero e di memoria con cui le altre bambole convivono, meno
aggraziate appunto ma inclini a quel destino di felicità
giornaliera e di consumo dell'esistenza che una terra incontaminata(non
totalmente)può offrire. Il tema è quello della follia,che
oggi sembra plausibile e giustificabile,oggi e nel contesto sociale
di chi guarda il film e chi lo giudica.Le lotte tra i bambini,i
riti di crudeltà e di sopravvivenza dei ragazzi dalla pelle
bruciata e di poche,espressive parole si perdono nei casolari abbandonati,nei
grandi spiazzi gialli inquadrati da lontano e dall'alto,quasi a
sovrastare quella pulsante e fiera animalità degli abitanti
dell'isola.C'è Grazia,una creatura "sventurata"
e diversa per il suo nome e l'espressione attonita e azzurra che
le possiede il volto,ci sono i suoi figli,un po' amanti morbosi
e divorati dall'affetto protettivo per la stessa,c'è l'innamorato
e ossessionato marito,uomo semplice e rude e soggiogato dalla sua
delicata instabilità. Poi,per contrappasso,il solito nugolo
di comari,gli altri pescatori,la "gente tutta" e anche
la figlia,affezionata e vicina ma più legata,come è
naturale,al suo percorso di adolescente che scopre gli sguardi di
un giovane carabiniere del nord e che in qualche modo "usa",senza
volerlo, la fascinazione eterna e immutabile che la madre sembra
avere in qualsiasi luogo vada. Grazia è "uguale"
agli altri nell'uso della lingua,a tratti vorticosa e imcomprensibile,comica
quasi nel figlioletto minore che si fa arbitro delle angherie nei
confronti della sua famiglia,quel dialetto legato al corpo,ai piedi,stretto
e fuori dal tempo. Ma la passionalità si tramuta in crisi, nel
non saper gestire quelle parole che le appartengono,i gesti dell'amicizia,della
seduzione, della maternità che si accavallano e si fondono
in atti estremi, in qualche modo creativi,o in naturali fotogrammi
come quello del tuffo nelle acque troppo blu che le trasformano
il viso o nell'attimo in cui la donna rimane impigliata nella rete
da pesca. Per tutto il film non accade quasi nulla, si parla di
un fantomatico parente di Milano che dovrebbe curare la donna che
il marito dovrebbe contattare,fino a quando l'"isterismo"
e la"schizofrenia" di Grazia si manifestano per l'ultima
volta: dopo aver liberato i cani del paese il marito le comunica
a malincuore che questa volta dovrà partire. Ma il secondo
figlio l'aiuta,con la sua fierezza infantile nasconde la madre-bambina
in una grotta per alcuni giorni,e la fa credere morta per poco tempo.
Da questo punto in poi il racconto realistico o "naturalistico"
si stempera nel sogno,fino alla strana, suggestiva ma acerba sequenza
finale: avvertito da "un segno" che sua moglie è
ancora viva Pietro,circondato dai bagliori di una festa propiziatoria,
si immerge nel mare,e raggiunge la moglie,ormai una sirena,sott'acqua,libera
dalle catalogazioni della sua personalità,e poco dopo tutti
gli amici e i conoscenti circondano la coppia emersa,mentre uno
sguardo sottomarino inquadra le loro gambe in movimento
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