
Un programma radiofonico
arriva al suo ultimo giorno di trasmissione; si svolge in diretta
da un teatro con un pubblico devoto e affezionato. La formula del
programma consiste in un carosello di canzoni con all’interno
fantasiose pubblicità, delle volte ridicole e molte altre
divertenti, ma sicuramente geniali. Vengono raccontate altresì delle
storielle e qualche barzelletta che con un po’ di buona volontà possono
far ridere anche lo spettatore.
Per rendere corposa la trama del film vengono narrate diverse storie,
diversi personaggi che si intrecciano e danno vita a racconti che
vanno tra il ridicolo e l’insipido.
Anche in questo film Altman ci offre la sua tipica struttura narrativa.
Una pellicola con una composizione corale, un microcosmo, dove
non c’è un unico personaggio principale, ma tanti
ed ognuno con la sua rilevanza; grazie anche a ottimi interpreti
racchiusi in un’atmosfera un po’ nostalgica da anni
Settanta.
La storia parte da una situazione centrale ma si intreccia con
le storie delle persone legate alla radio, mostrandoci l’ambiguità umana
con un realismo sarcastico e pessimistico.
Sembra un esercizio di anticipazione funebre, l’ultima puntata
del programma americano che va in onda da più di trenta
anni dove parlano anche di tradizioni, illusioni, inizio e morte….
la morte sia del programma che quella artistica di ogni personaggio
che popola il palcoscenico da tanti anni.
Un film dove il tempo reale, nella rappresentazione dell’intreccio,
e quella quasi immobile, nella rappresentazione dell’immaginario,
causano la carenza di un vero progresso emotivo.
Sull’onda dell’innocenza perduta, Altman vuole mostrare
un popolo amabile, generoso e forte al tempo stesso incosciente
e ingenuo dove tutti pensano che ignorando le cattive notizie queste
sicuramente passeranno.
di Gabriela
Saraullo |