RECENSIONI

Mullholland Dr.

di Alessandro Felici

Cominciamo dalla fine: silenzio. Il film termina con questa parola. Silenzio.
E’ liberatoria, questa assoluta mancanza di suono sul finale di un film tanto chiassoso per la mente dello spettatore. Eppure la soluzione all’enigma è subito lì di fronte. La cinepresa va a nascondersi sotto la coperta, scava nel sonno, cerca nei sogni… e diventa sogno essa stessa.
Abbiamo davanti agli occhi, per più di due ore, l’epifania di Hollywood, la fabbrica dei sogni, il posto dove cercare la propria vita riuscendo a trovare soltanto l’ossessione e la morte.
Vivere a Mulholland Drive… vivere a Sunset Boulevard.
Sunset Blvd. Compare per un istante la targa di questa via così famosa, così citata. Un film poco visto… e per un istante mi appare davanti agli occhi Gloria Swanson, vera-finta attrice decaduta, monumento ad un cinema che non esiste più. Monumento ad una vita che non c'è più.
E’ quello che la protagonista non comprende subito: il viale del tramonto. E così crolla nell’ossessione, la vita si mescola alla fantasia, il sogno compenetra la realtà e tutto si fonde in una incredibile ambiguità, fino alla scena dell’amore lesbico, punto massimo dell’ambiguità che permea tutto il film.
Ma tutto è finto, tutto è costruzione, tutto è già pronto e registrato (la cantante sviene ma la canzone continua…), un copione da seguire: tutto scorre liscio, proprio come in un bel film. Happy end?
Poi ci svegliamo… controvoglia… risucchiati in un cubo… sputati fuori dal sogno… dentro alla vita… torniamo al vero. Ma qual è poi la verità? Quella di una ragazza che è arrivata da un posto sperduto nell’Ontario in cerca di fama e ha trovato soltanto frustrazione, gelosia, invidia e morte?
O forse quella di un’altra ragazza che ha trovato l’amore omosessuale, la fama, il successo e la felicità?
O magari tutto questo è la vita che corre sulle strade ogni notte per andare a schiantarsi dietro una curva: tutto è frullato insieme dentro un sogno/ossessione più grande di tutta la fabbrica dei sogni/ossessione; questo film è Hollywood. E’ il cinema. E’ la bella copia della vita.
Silenzio.
Si gira.

Alessandro Felici