RECENSIONI

LUCE DEI MIEI OCCHI
Regia di Giuseppe Piccioni. Con Sandra Ceccarelli, Luigi Lo Cascio, Silvio Orlando (2001)

“Morgan era uno straniero in un Paese che assomigliava a tanti altri…”

Un Viaggiatore non ha radici. Un Viaggiatore non ha un passato. Il mondo che lo circonda sembra respingerlo. Il corpo che lo contiene non è il suo, gli è stato prestato per contenere tutti i suoi silenzi, tutta la sua fragilità. Le sue valigie sono vuote, lo accompagna solo la sua dolente inquietudine.

Antonio il viaggiatore lo fa per mestiere. Accompagna sconosciuti alle loro destinazioni. Accompagna le loro vite, per il breve tratto che gli è concesso. Un traghettatore che sa offrire il suo sorriso e il suo sguardo gentile oltre alla propria attenzione.
Ma Antonio è prima di tutto un Viaggiatore. Galleggia senza peso tra le luci malinconiche della notte di Roma. Tutto gli appare lontano, come il pianeta dove il suo alter-ego, Morgan, agente in missione su un pianeta ostile, desidererebbe ritornare.
Una sera il caso sembra offrire anche a lui una missione. Una missione che ha le sembianze di Maria, e di sua figlia Lisa. Maria tenta di sopravvivere come può: la figlia contesa con i nonni paterni, il rapporto con un uomo che non la ama, un negozio di surgelati da mandare avanti.
Le loro solitudini sembrano trovare la loro conclusione in questo incontro ma è troppo difficile per la donna abbandonarsi a quella sensazione, la felicità, che adesso sembra così vicina da raggiungere, così reale. Quella felicità sempre cercata e la cui vana ricerca l’ha trasformata in una creatura raggelata e diffidente.
Ma Antonio, innamorato silente, accetta di restarle accanto. E un giorno decide di far salire sulla sua auto un cliente particolare: lo strozzino che ha permesso, col suo denaro, l’apertura del negozio della donna. Coi suoi servigi tenta di strapparla dal nodo, sempre più stretto, dei debiti. Ad un unico patto: che Maria non sappia niente.
Ma dal momento che Saverio, lo sfruttatore, si siede sul suo sedile posteriore Antonio precipiterà in un gorgo fino a perdere il proprio lavoro e se stesso.

Giuseppe Piccioni prosegue nell’immergere le sue pellicole nel mare, amaro e nascosto, della poesia del quotidiano. Dipinge un paesaggio dove i suoi personaggi, leggeri e densi allo stesso tempo, vivono sospesi, sempre sul punto di essere inghiottiti da esso o abbandonati dalle persone che li circondano. Un paesaggio simile all’abisso siderale in cui si muovono i protagonisti dei romanzi di fantascienza tanto cari al protagonista.
Antonio e Maria, gli intensi Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli, che cosa sono, infatti, se non due alieni catapultati sulla Terra? E’ la loro estraneità, la difficoltà nell’imparare il mestiere di vivere, il loro essere “fuori dal mondo” a tradire il loro segreto.
Nel racconto del loro viaggio su questo pianeta Piccioni si fa aiutare dalle avvolgenti melodie di Ludovico Einaudi e dalla fotografia morbida di Armando Catinari.
E alla fine non ci viene mostrato quale sarà la meta del nostro Viaggiatore, non sappiamo se tornerà sulla sua stella, come un solitario e malinconico piccolo principe. O rimarrà sul nostro pianeta, per portare a termine la sua missione. Solo nel buio della nostra stanza, guardando scorrere i titoli di coda, conosceremo la sua destinazione.
Immaginando di sederci nella sua auto e lasciandoci guidare.

Ulderico Sisinni