
“Morgan era uno straniero
in un Paese che assomigliava a tanti altri…”
Un Viaggiatore non ha radici. Un Viaggiatore
non ha un passato. Il mondo che lo circonda sembra respingerlo.
Il corpo che lo contiene non è il suo, gli è stato prestato per contenere
tutti i suoi silenzi, tutta la sua fragilità. Le sue valigie
sono vuote, lo accompagna solo la sua dolente inquietudine.
Antonio il viaggiatore lo fa per mestiere.
Accompagna sconosciuti alle loro destinazioni. Accompagna le
loro vite, per il breve tratto che gli è concesso. Un
traghettatore che sa offrire il suo sorriso e il suo sguardo
gentile oltre alla propria attenzione.
Ma Antonio è prima di tutto un Viaggiatore. Galleggia senza
peso tra le luci malinconiche della notte di Roma. Tutto gli appare
lontano, come il pianeta dove il suo alter-ego, Morgan, agente
in missione su un pianeta ostile, desidererebbe ritornare.
Una sera il caso sembra offrire anche a lui una missione. Una missione
che ha le sembianze di Maria, e di sua figlia Lisa. Maria tenta
di sopravvivere come può: la figlia contesa con i nonni
paterni, il rapporto con un uomo che non la ama, un negozio di
surgelati da mandare avanti.
Le loro solitudini sembrano trovare la loro conclusione in questo
incontro ma è troppo difficile per la donna abbandonarsi
a quella sensazione, la felicità, che adesso sembra così vicina
da raggiungere, così reale. Quella felicità sempre
cercata e la cui vana ricerca l’ha trasformata in una creatura
raggelata e diffidente.
Ma Antonio, innamorato silente, accetta di restarle accanto. E
un giorno decide di far salire sulla sua auto un cliente particolare:
lo strozzino che ha permesso, col suo denaro, l’apertura
del negozio della donna. Coi suoi servigi tenta di strapparla dal
nodo, sempre più stretto, dei debiti. Ad un unico patto:
che Maria non sappia niente.
Ma dal momento che Saverio, lo sfruttatore, si siede sul suo sedile
posteriore Antonio precipiterà in un gorgo fino a perdere
il proprio lavoro e se stesso.
Giuseppe Piccioni prosegue nell’immergere le sue pellicole
nel mare, amaro e nascosto, della poesia del quotidiano. Dipinge
un paesaggio dove i suoi personaggi, leggeri e densi allo stesso
tempo, vivono sospesi, sempre sul punto di essere inghiottiti da
esso o abbandonati dalle persone che li circondano. Un paesaggio
simile all’abisso siderale in cui si muovono i protagonisti
dei romanzi di fantascienza tanto cari al protagonista.
Antonio e Maria, gli intensi Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli,
che cosa sono, infatti, se non due alieni catapultati sulla Terra?
E’ la loro estraneità, la difficoltà nell’imparare
il mestiere di vivere, il loro essere “fuori dal mondo” a
tradire il loro segreto.
Nel racconto del loro viaggio su questo pianeta Piccioni si fa
aiutare dalle avvolgenti melodie di Ludovico Einaudi e dalla fotografia
morbida di Armando Catinari.
E alla fine non ci viene mostrato quale sarà la meta del
nostro Viaggiatore, non sappiamo se tornerà sulla sua stella,
come un solitario e malinconico piccolo principe. O rimarrà sul
nostro pianeta, per portare a termine la sua missione. Solo nel
buio della nostra stanza, guardando scorrere i titoli di coda,
conosceremo la sua destinazione.
Immaginando di sederci nella sua auto e lasciandoci guidare.
Ulderico Sisinni |