
Qualche tempo fa parlando con un
caro amico ci si confrontava sulla questione che il cinema italiano
aveva urgente bisogno di una buona qualità media per uscire
dall’impasse da cui versa da oramai molti anni. Il problema
resta, mi pare, irrisolto. Nonostante tanta buona volontà anche
in questo film mi pare manchi qualcosa. La voglia di strizzare
l’occhio alle nuove generazioni con attori sicuramente preparati
ma sempre con un più che gradevole aspetto estetico non
funziona e francamente ha stancato.
Certamente l’idea di
partenza è buona seppur manchi di originalità: in
un paesino dell’Abruzzo vite di ragazzi si incrociano. Ognuno
di loro ha un bagaglio di esperienze difficili. Particolarmente
interessante è la vicenda di Cesco e Vince, rispettivamente
padre e figlio.In questo confronto i ruoli si ribaltano: Cesco
dopo il licenziamento dalla fabbrica ove lavorava pare regredire
e il figlio è costretto ad assumere un ruolo paterno.
Nonostante ciò la sceneggiatura allunga il brodo e pare
che il regista voglia dare spazio a molte, troppe per noi, idee,
come se ognuno dei personaggi presenti nel film meritasse un approfondimento
necessario.
E’ un peccato perché con “Qui non è il
paradiso”, sua opera seconda, aveva fatto gridare al nuovo
miracolo cinematografico italiano. Triste destino dunque di molti
talenti italiani oppure mancate occasioni? Noi propendiamo per
la seconda e non vogliamo comunque parlare di occasione mancata.
Magari di un colpo basso?
di Massimo Gnoli |