RECENSIONI

INTO THE WILD
di SEAN PENN (2007)

Ora sta' attento a quello che dici o ti chiameranno
radicale, liberale, fanatico, criminale.
Potresti scrivere il tuo nome? ci piacerebbe sapere se sei accettabile, rispettabile, presentabile, un vegetale!

Di notte, quando tutto il mondo è addormentato le domande corrono in profondità
per un uomo così semplice.
Vi dispiacerebbe, per favore, dirmi cosa abbiamo imparato?
So che può sembrare assurdo, ma per favore ditemi chi sono
The Logical Song.

Un giovane decide di cambiare vita e realizzare un viaggio verso l'Alaska e, ispirandosi al nome di un vecchio gruppo musicale, si pone la domanda più importante: chi sono?
Sean Penn è forse nato per raccontare questa storia, come se tutto il suo impegno fosse stato depositato in Alaska e nell’elaborazione di questo film; difatti ci porta nel cuore delle terre selvagge. La sua intenzione è quella di voler sempre realizzare pellicole estremamente intimistiche dove riusciamo a percepire la sua ossessione nei confronti delle relazioni umane. “Into the Wild” è ispirato al libro di Jon Krakauer pubblicato nel 1996, che racconta la vita, i sogni ed i pensieri di Chris McCandless; un giovane di 23 anni che dopo la laurea decide di lasciare tutto, incluso la famiglia, per attraversare l’America fino ad arrivare in Alaska.

Attraverso l’avventura ed il piacere del viaggio, il regista ci pone davanti a importanti riflessioni sull’essere umano e sulla ricerca di tante risposte. Christopher-Alex intraprende un processo per incontrare se stesso attraverso l’esplorazione dell’america ma al tempo stesso compiendo un viaggio interiore, il più importante della sua vita. Il protagonista realizza un pellegrinaggio spirituale rappresentato da diverse tappe: l’iniziazione, la maturità e la saggezza.

Penn riesce a trasformare 150 minuti di lungometraggio in un insieme di spontaneità, semplicità ed ha la capacità di stimolare i sensi di ognuno di noi; utilizza una struttura narrativa fatta di flash back e colloca Chris nel suo destino finale, Alaska, e man mano va alternando le diverse tappe del viaggio. Il passato, il presente ed il futuro del protagonista si uniscono come pezzi di un puzzle per spiegare qualcosa di così “illogico” come la voglia di lasciare una vita agiata e privilegiata per vivere alla giornata.

Emili Hirsh riesce in modo eccezionale ad interpretare Chris McCandless, ma è stato “volutamente” messo in disparte nella nomination agli Oscar. Troviamo anche il bravissimo Hal Holbrook, che appare sullo schermo per una quindicina di minuti ma trasmette tenerezza ed emozione.

La magnifica fotografia è sicuramente un aspetto intenso del film, i paesaggi fanno parte integrante della storia e sono imprescindibili: le caotiche città, le bellissime spiagge, i grandi laghi, gli interminabili boschi, gli infiniti cieli azzurri e le montagne con addosso l’inverno più bianco dell’Alaska. Altro punto forte del film, come ogni road movie che si rispetti, è la colonna sonora di Eddie Vedder, (orfano dei Pearl Jeam), la sua voce calda ci colloca proprio al fianco del protagonista, ci fa vivere le emozioni attraverso le sue canzoni e ci accompagna in questo viaggio verso la natura più selvaggia.

Un film intenso dove il protagonista Chris scappa dalla vita che non ha mai desiderato, si lascia tutto alle spalle e fugge dai legami per vivere la vita desiderata, per superare i limiti, per inseguire un sogno, per trovare una risposta a tutte le domande, per chiudere porte ed aprirne altre. Il suo viaggio verso la solitudine per trovare la verità assoluta lo conduce, però, a conoscere una verità che non immagina, una serie di ritagli della propria vita dove non bisogna per forza lottare contro i sentimenti, e come dice il protagonista, parafrasando Tolstoy, "la felicità è reale solo se condivisa".

Gabriela Saraullo