RECENSIONI

La finestra di fronte
Perché non mi è piaciuto
di Andre

Analizziamone il soggetto: è un triangolo - lui lei e l'altro che abita appunto alla finestra di fronte - oh che originalità. Lei esigerebbe di più da un marito assente e con poco avvenire, nonché da una vita che le ha addormentato le passioni, l'altro sembra un dongiovanni sensibile, ma dal profilo molto sommario che viene tratteggiato non riusciamo a capirne di più. C'è tuttavia una storia intrecciata, quella di un vecchio che vorrebbe dimenticare il suo passato e non può, il passato di un gagliardo omosessuale clandestino ai tempi del fascismo, il cui amore segreto è stato spazzato via dalla guerra e da una scelta, forse, sbagliata. Così in realtà il film da un lato diventa una riflessione sulla memoria, sulla sua impronta ineludibile ma non necessariamente dolorosa, suggerisce alla fine Ozpetek, dall'altro affronta, piuttosto superficialmente a mio avviso, il problema della difficoltà di vivere piuttosto che lasciarsi vivere, di trovare insomma il coraggio di scegliere.
Quindi d'accordo, un po' più di un triangolo, e il soggetto mi sento di dire è sceneggiato con bravura, ma non si esce da quella che ormai sembra essere da anni l'unica dimensione-possibilità del cinema italiano, la commedia intimista minimalista, ora più divertente e superficiale ora più riflessiva e drammatica. Premetto che, un po' per partito preso, vedo poco cinema italiano, ma sono il solo ad avere da 10 anni la sensazione di trovarmi di fronte solo cloni, di gran lunga inferiori, dei primi film della Archibugi? Non mi riferisco necessariamente ai soggetti trattati, ma comunque ad una certa "atmosfera", a questa "sensibilità" minimalista che ci ha un po' rotto i coglioni. Nooo???