detour
offcinema presenta
ULTRARARI
UNDEAD
l'ultimo uomo della terra e le sue reincarnazioni
8 - 9 dicembre 2006
a cura di Silvia
Moras *
con la collaborazione di Sergio Ponzio
VENERDI' 8 NOVEMBRE
IO SONO LEGGENDA...
21.00 presentazione di
SILVIA MORAS
21.30 L'ULTIMO UOMO DELLA TERRA ("The
Last Man on Earth" 1964, Ita-Usa 86')di Sidney Salkow/Ubaldo
Ragona. Con Vincent Price, Franca Bettoia, Emma Danieli, Giacomo
Rossi-Stuart, Umberto Rau, Christi Courtland, Antonio
Corevi, Hector Ribotta, Giuseppe Mattei.
22.45 1975 OCCHI BIANCHI SUL PIANETA
TERRA ("The Omega Man", Usa 1975, 98' english
version sottot. italiani) di Boris Sagal. Con Charlton Heston,
Anthony Zerbe, Rosalind Cash, Paul Kosio, Lincoln Kilpatrick.
SABATO 9 NOVEMBRE
ITALIAN
UNDEAD - ZOMBI E VAMPIRI DEI PAESI TUOI...
21.00 presentazione di SILVIA MORAS
21.30 LA STRAGE DEI VAMPIRI (Italia
1962, Italia 74') di Roberto Mauri. Con Walter Brandi, Graziella Granata, Luigi
Batzella (come Paolo Solvay), Dieter Eppler, Edda Ferronao, Carla Foscari, Gena
Gimmy, Maretta Procaccini, Alfredo Rizzo.
22.45 LA NOTTE DEI DIAVOLI (Italia-Spagna
1971, 91') di Giorgio Ferroni . Con Gianni Garko, Agostina Belli,
Maria Monti, Bill Vanders, Luis Suárez, Umberto Raho,
Cinzia De Carolis, Tom Felleghy, Teresa Gimpera, Mark Roberts,
Rosita Torosh. Yugoslavia..
L'ULTIMO UOMO DELLA TERRA (1964)
di Sidney Salkow / Umberto Ragona
("The Last Man on Earth" 1964, Ita-Usa
86')di Sidney Salkow/Ubaldo Ragona. Con Vincent Price, Franca Bettoia,
Emma Danieli, Giacomo Rossi-Stuart, Umberto Rau, Christi Courtland,
Antonio Corevi, Hector Ribotta, Giuseppe Mattei.
«Nei giorni
come quello, in cui il cielo era coperto di nuvole, Robert Neville non era mai sicuro di quanto mancava
al tramonto e a volte li trovava già nelle strade, prima di
riuscire a rientrare in casa. Se non avesse avuto tanta avversione
per la matematica, avrebbe potuto calcolare l’ora approssimativa
del loro arrivo...» Ma chi aspetta Robert Neville? E perché all’imbrunire è costretto
a barricarsi in casa? Cosa lo spaventa così tanto? Le giornate
dell’unico superstite della misteriosa epidemia che si è abbattuta
su un’anonima cittadina, vengono scandite da gesti quotidiani:
al crepuscolo “loro” arrivano. Brandiscono bastoni, imprecano
contro di lui e cercano di entrare in quella casa, divenuta ormai
una fortezza.
Le vicende narrate ne “L’ultimo uomo della
terra” prendono forma dalla trasposizione del romanzo di Richard
Matheson, tra l’altro anche sceneggiatore del film, “I
Am Legend”. Uscito nel 1954, ma arrivato in Italia nel 1957
con il titolo de “I vampiri” (divenuto poi “Io
sono leggenda”), casualmente (o forse no) risulta omonimo della
pellicola di Riccardo Freda, che ritraendo degli anomali succhiasangue
diede inizio al gotico italiano. L’orrore ci viene descritto
senza far uso di scenari gotici o castelli infestati. Non ci sono
né bare, né tantomeno canini sporgenti. L’angoscia
trasuda dalle mura domestiche, la minaccia viene dai propri simili.
Numerose sono le curiosità che circondano “L’ultimo
uomo della terra” e l’assenza di notizie a riguardo contribuisce
ad aumentarne l’alone di mistero. Ritenuto –erroneamente-
capostipite del filone zombesco in Italia, apre a notevoli spunti
di riflessione sulla produzione di genere dei primi anni sessanta,
sul rappporto con l’attività cinematografica d’oltreoceano,
riguardo lo stretto legame con il mondo della letteratura e con i
film che da esso hanno preso spunto, come “La notte dei morti
viventi” di George A Romero o il più recente “28
giorni dopo” di Danny Boyle.
Il film, girato all’Eur
di Roma con un budget ridottissimo, vanta tra i suoi interpreti il
celeberrimo Vincent Price, attore simbolo della produzione di genere
e indimenticabile interprete delle trasposizioni dei romanzi di Poe
ad opera di Roger Corman. Matheson chiudeva scivendo “Un nuovo
terrore prende forma dalla morte. Una nuova superstizione penetra
la fortezza inattaccabile dell’infinto. Io sono leggenda.”.
Per ironia della sorte a distanza di più di quarant’anni
questo gioiello della cinematografia orrorifica, rivive, splende
ancora di luce propria e può essere consacrato all’immortalità.
1975 OCCHI BIANCHI SUL PIANETA TERRA (1975)
di
Boris Sagal
("The Omega Man", Usa 1971, 98' english
version sottot. italiani) di Boris Sagal. Con Charlton Heston, Anthony
Zerbe, Rosalind Cash, Paul Kosio, Lincoln Kilpatrick.
Anno 1975.
Dopo una guerra batteriologica quello che rimane del genere umano è un
pugno di uomini sani. Il resto della popolazione terrestre non è altro
che una moltitudine affetta da un virus letale. I sopravvissuti
a causa delle radiazioni sono trasformati in una razza di albini
mutanti che vive di notte non potendo sopportare la luce del sole.
Il loro unico fine è trovare ed eliminare Neville (Charlton
Heston), ex ricercatore scientifico e militare non contaminato,
ritenuto responsabile dell’accaduto. L’uomo durante
il giorno dà la
caccia ai mutanti cercando di individuare il loro covo e la notte
si asserraglia in un appartamento fortificato per difendersi
dagli attacchi dei suoi nemici.
Ulteriore trasposizione, dopo quella
de “L’ultimo
uomo della terra”, del romanzo di Richard Matheson “I’m
Legend”. La pellicola di Boris Sagal, la cui carriera fu
principalmente dedicata alla produzione televisiva (Ai confini
della Realtà,
per citarne una) rispetto a quella del 1964 risulta molto più realistica
e imperniata su una forte critica nei confronti delle sperimentazioni
genetiche e della società, rappresentando attraverso un’ alienante
quotidianità il suo triste ritratto di schiava della tecnologia,
spesso utilizzata per fini distruttivi. Il film infatti presenta
un’interessante contraddizione tra l'uomo sano che ritiene
di essere normale e i suoi antagonisti che nella loro mutazione
riconoscono una nuova forma d’umanità.
Non era passato
molto tempo dagli zombi romeriani del 1968, portavoci di sottili
attacchi all’intervento
americano in Vietnam, al modello familiare medio e all’american
way of life, e mancherà ben poco prima che corpi claudicanti
invadano centri commerciali, dando avvio ad una rivoluzione silenziosa
(ma molto sanguinolenta) nei confronti del consumismo di massa,
e più in generale del sistema capitalistico. Forse un’omaggio
al periodo della contestazione in cui è stato girato il
film, 1971, o sulla scia del successo de “La notte dei morti
viventi”,
in cui si ritrova una delle più grandi provocazioni che
un regista poteva fare in quegli anni, ovvero affidare il ruolo
di protagonista ad un afro-americano, la ragazza scelta come “Ultima
donna” era
di colore (Rosalind Cash).
LA STRAGE DEI VAMPIRI (1974)
di Roberto Mauri
(Italia 1962, Italia 74') di Roberto Mauri.
Con Walter Brandi, Graziella Granata, Luigi Batzella (come Paolo
Solvay), Dieter Eppler, Edda Ferronao, Carla Foscari, Gena Gimmy,
Maretta Procaccini, Alfredo Rizzo.
Un vampiro contagia la moglie
di un medico e quest’ultimo attraverso le sue conoscenze
cercherà di
riportare alla «normalità » la povera fanciulla
e… “La strage dei vampiri” è uno dei
più oscuri
e rari gotici italiani. Se ne è sentito parlare ben poco
e a riguardo si trovano rare e vaghe notizie.
Intriso di un forte
romanticismo e di una carica erotica comune alla produzione horror
italiana dei primi anni sessanta si differenzia da altre pellicole
analoghe per la raffnatezza, l’ambigua sensualità del
ruolo femminile e i modi espliciti (soprattutto se rapportate alle
produzioni Hammer) con cui il succhiasangue (Dieter Eppler) “vampirizza” le
malcapitate.
Il film di Mauri può essere inteso come l’ultimo
capitolo di una trilogia vampirica iniziata nel 1960 con “L’amante
del vampiro” di Renato Polselli (1960) e seguita da “L’ultima
preda del vampiro” di Piero Regnoli (1960). Oltre all’ambientazione
tipicamente gotica, caratterizzata in primis dall’immancabile
castello, alla temetica affrontata e alle avvenenti porotagoniste,
i tre film hanno in comune anche l’attore maschile, Walter
Brandi, sorta di risposta italiana a Christopher Lee, qui con ruolo
positivo.
LA NOTTE DEI DIAVOLI (1971)
di Giorgio Ferroni
(Italia-Spagna
1971, 91') di Giorgio Ferroni . Con Gianni Garko, Agostina Belli,
Maria Monti, Bill Vanders, Luis Suárez, Umberto Raho, Cinzia
De Carolis, Tom Felleghy, Teresa Gimpera, Mark Roberts, Rosita
Torosh. Yugoslavia...
Un giovane rimane con l'auto in panne e trova ospitalità presso
una fattoria immersa in una fitta boscaglia. Non tarda ad accorgersi
degli strani comportamenti dei. componenti della famiglia, fra cui
quelli di una giovane ragazza, Sdenka (Agostina Belli) di cui finirà per
innamorarsi e del capofamiglia Gorca Ciuvelak (Bill Vanders). Essi
infatti attendono la notte per subire una terribile trasformazione..
Questo film del 1971, tratto dal romanzo “Sem'ya vurdalaka”
(“La famiglia del wurdalak) è una splendida rilettura
del mito slavo del Wurdalak, una via di mezzo tra un morto vivente
ed un vampiro. “La notte dei diavoli” è un piccolo
capolavoro firmato da un semisconosciuto maestro del cinema di
genere italiano: Giorgio Ferroni. Quest’ultimo, pioniere
con Freda e Bava del gotico, girò ben 38 film, quasi uno
per ogni anno di attività . Di questi i più noti
sono sicuramente “Il
mulino delle donne di pietra” (1960) e “La battaglia
di El Alamein” (1968) “La notte dei diavoli” riporta
sul suolo nazionale, dopo quasi dieci anni la figura degli zombi.
Dopo il 1963 sembravano essere scomparsi e sarà proprio
Ferroni a dare nuova linfa al filone zombesco.
Secondo alcuni, l’esplicito
riferimento al secondo episodio de “I tre volti della paura” di
Mario Bava (1963, l’episodio intitolato “Wurdalak”),
inevitabile visto la comune derivazione letteraria, lo farebbe
apparire remake dello stesso. Più che rifacimento si tratterebbe
però di
una rilettura del romanzo, ambientato negli anni settanta. Con
contesto storico e sociale adeguato e un finale sorprendentemente
più cruento.
Degni nota sono gli effetti speciali curati da Carlo Rambaldi e
la colonna sonora, composta da Giorgio Gaslini, che, tralasciate
per una volta le sue competenze in materia jazzistica, si orienta
verso la sperimentazione pura.
* SILVIA MORAS
(18/07/1980) si laurea
nel febbraio del 2005 al DAMS Di Gorizia, indirizzo cinema,
con una tesi dal titolo “L’ultimo
uomo della terra”/”TheLast Man on Earth”di
Ubaldo Ragona/Sidney Slakow (1964): alle radici della leggenda”.
Analisi filmica, produttiva, ipotesi di restauro e sviluppo
dello zombie-movie dagli anni sessanta ad oggi”. Collabora
con la casa di distribuzione romana Ripley’s Home
Video per la quale ha contribuito a curare l’edizione
in dvd de “L’ultimo uomo della terra” di
Ubaldo Ragona /Sidney Salkow, “La tarantola dal ventre
nero” di Paolo Cavara, “Sansone” di Gianfranco
Parolini e “Goliath contro i giganti” di Guido
Malatesta. Svolge attività di formatrice didattica per
Cinemazero presso gli Istituti scolastici primari e secondari.
Grande appassionata di cinema di genere, soprattutto italiano,
colleziona materiale cartaceo a riguardo e organizza varie
rassegne dedicate allo stesso. Ha curato il trucco e gli effetti
speciale per il videoclip zombi-musicale del gruppo Let’s
get Lost For Each Man Kills the Things he
loves.
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