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VIAGGIO
INTORNO ALLE MALEDETTE MOSCHE DI ANDREA PAZIENZA
Sabato
11 Maggio 2002
A
partire dalle ore 21.30 SCHIZZI
IMPAZZITI: presenta: Viaggio intorno
alle maledette mosche di Andrea Pazienza, una serata di letture
ispirate al PAZ. La performance porta in scena... in 90 minuti
di spettacolo, il meglio del mitico disegnatore. Due attori e
un contrabbassista illustrano sul palcoscenico il crudo mondo
delle sue storie mentre sullo schermo verranno proiettate le migliori
strisce del paz e non solo.
Letture:
VANIA e MASSIMO
Musica: LUCIO
Immagini: FIAMMETTA
Nel corso della
serata verrà proiettato PAZ 77' (documentario)
"Ricordi"
di Andrea Pazienza
1. Nel
novembre 1983 su Corto Maltese (Il segno di una resa invincibile)
"Il mio primo disegnino
riconoscibile l'ho fatto a 18 mes  i,
era un orso, questo testimonia quanto era forte in me il bisogno
di disegnare... Del liceo artistico di Pescara mi vengono
in mente mille cose... venni sospeso il primo giorno di scuola;
verso il terzo anno quando ero ormai come un pulcino nel nido,
provai una sensazione di potere tremenda, dato che ero molto
bravo, potevo fare quello che volevo, scherzi soprattutto;
per il resto avevo pessimi rapporti con le donne... Poi ho
passato un periodo tra i sedici e 18 anni a rissare stupidamente,
prendendole e dandole, specialmente d'estate. Erano estati
bellissime, lunghissime, passate con la fila degli ombrelloni,
lo strombazzo delle cose pubblicitarie e i baracconi messi
in fila con i juke-box... Quando ero a Pescara le mie letture
preferite erano i dadaisti... sapevo a memoria il manifesto
di Tristan Tzara e conoscevo i movimenti di rottura dell'inizio
del secolo quasi a livello di rischiatutto... Pentothal nacque
da un rapporto epistolare avuto con una ragazza di Napoli.
Queste mie lettere rappresentavano per me un esercizio e il
mio scrivere era una sorta di rincorrere, era giocato sul
tema di corro con il cerchio, spingo il cerchio, il cerchio
traballa sta per cadere e io gli dò un'altra spinta
e va avanti, è un modo di vedere le cose senza alcun
nesso logico... La musica ha una grande funzione per me. In
questo momento vorrei essere la corda tesa di una chitarra
rock, essere la corda che vibra in un grande concerto.
2. Ecco come Andrea si presentava
su Alter Alter di Aprile 1977, in occasione della pubblicazione
di "Le straordinarie avventure di Pentothal
"Nasco a San Benedetto del Tronto
nel maggio '56 e risiedo a S. Severo. Nel
'69 mi iscrivo al liceo artistico di Pescara, città
dove mi trasferisco, e ho già al mio attivo, si fa
per dire, alcune partecipazioni a mostre collettive, del
tipo "del piccolo formato", "città
di X", eccetera. Nel '70 (o molto prima ?) apre a Pescara
una galleria d'arte il cui tenutario è completamente
pazzo. Si chiama Nuova Dimensione, e la bazzico. Chiude
nel '72 (questo lo so per certo). Parte degli artisti senza
tetto si riunisce e apre di lÏ a poco l'ormai leggendaria
Convergenze, Centro d'Incontro e d'Informazione Laboratorio
Comune d'Arte, che tuttora resiste. E per un poco va aventi
che collaboro con costoro, e si fa tutto il possibile dall'happening
alla grossa rassegna, dai concettuali ai comportamentisti,
dai film in 16 o super 8 alla Body Art, dai concerti ai
veri e propri festivals, eccetera. C'è aria conviviale,
da allegro seminario. Qui il mio curriculum sale a quota
sette mostre personali e a una miriade di collettive. Nel
'73 sbarco a Bologna, matricola al DAMS. A Pescara, dopo
un poco, mi dimenticano (mi avranno davvero dimenticato
?). E dal '75 non faccio più mostre. Finito il boom
della provincialart. Ora vivo a Bologna..."
3.
Introduzione a "Il libro rosso del male" di Iacopo
Fo (alias Giovanni Karen)
Andrea Pazienza, detto Andrenza, è più giovane
di me, e probabilmente anche di voi, ameno che voi non siate
anche più giovani di me, in tal caso potrebbe anche
darsi che siate giovani come lui.
Andrea Pazienza, la prima volta che ho visto un suo disegno
(era una serie di vignette ciclostilate a Bologna nel marzo
'77) ho detto "questo non sa disegnare". Questo
mio giudizio è stato fondamentale. Tutti quelli che
ci ho detto così sono diventati famosi. 
In quel caso comunque era per via che A.P. è pigro,
una roba micidiale. Egli è in realtà il più
grande disegnatore vivente. Quando vi fa vedere le tavole
di "studio" dei suoi fumetti e vi racconta la storia
com'è, è circa 50 volte meglio di quando l'ha
disegnata. E' un ignavo, un pezzente, un mollaccione. Un fallito
che si accontenta del settimo posto nella hit-pareid mondiale
perchè a disegnare gli fanno male le dita. Da tre anni
va in giro a raccontare il suo colossal, un rock festival
megalitico nel deserto con impianti di amplificazione alti
20 piani e una bomba neurotica piazzata nella chitarra del
solista. Ma che volete, è una storia troppo bella,
Andrea lavora solo 1 giorno alla settimana e i soldi li vuole
vedere lì sul tavolo come la lattina di olio Sasso.
Gli servono 10 grammi di fumo per ogni tavola e 2 telefonate
in teleselezione per l'altro capo dell'Universo dove invariabilmente
è Betta, il suo amore con la voce da bambinasenza la
quale (telefonicamente) non può lavorare.
Se l'Italia non fosse l'Italia e i democristiani non fossero
tutti ladri ad Andrea gli arriverebbe un tipo con gli occhiali
scuri, ci sbatterebbe sul tavolo 100 milioni in piccolo taglio
e 1 chilo di libanese bauxitico e ci direbbe, facendosi le
unghie col serramanico, "lavora bello, ti do 20 giorni,
o mi dai un capolavoro o ti taglio le 5 dita".
Invece i governanti hanno altro da pensare che l'arte. E voi
beccatevi questi schizzeti e immaginatevi cos sarebbe in grado
di fare se ci fosse un'altra legge sugli artisti.
4. Il segno dei tempi -
di Vincino - Frigidaire luglio-agosto 1988 n. 92-93
Caro Vincenzo (Sparagna NdM), cari lettori di Frigidaire,
due parole su Andrea, due parole per dire che per raccontare
Andrea c'e' bisogno di un'enciclopedia, con tutti i suoi disegni
e con tutti i disegni  che
lui ha influenzato in questi ultimi terribili e affascinanti
10 anni. Il piu' bravo a raccontare del mondo che io abbia
conosciuto. "Maestro" lui mi chiamava scherzando
sulla mia eta', ma io ero l'allievo. C'e' uno sgomento e un
vuoto cui dovremo imparare a convivere per i prossimi anni.
Tutti i giornali che ho fatto aprivano sempre con Andrea (L'avventurista,
Il male, Ottovolante, Zut) e in tutti i giornali in cui collabboravo,
c'era sempre Andrea. Per me per ora basta di fare giornali.
C'era un' avanguardia che nello stagno italiano da piu' di
dieci anni aveva fatto, sperimentato, vissuto arte, arte nel
livello della comunicazione e dello scontro reale contemporaneo.
Arte con i giornali, multipli colorati in vendita ad ogni
angolo di strada. Arte con Il cannibale, arte con Il male,
arte con Frigidaire, arte con il primo Zut, arte con Frizzer,
arte con Ottovolante, arte con Tango, arte con Ava, e racconto
del contemporaneo, del colore contemporaneo, alla ricerca
del mitico segno dei tempi. Il segno del tempo. Era quello
che cercava Andrea, era quello che cercava Stefano (Tamburini
NdM) e' quello che cerchiamo alcuni di noi. Non tutti, c'e'
chi bleffa, chi non racconta piu' nulla, chi ha tirato i remi
in barca. Andrea no, Andrea era rimasto cocciutamente all'avanguardia,
e come altre avanguardie e' finito massacrato dalla vita...
E noi sopravvissuti..? Forse chiudere un periodo e attrezzarci
per un altro per continuare la ricerca del segno dei tempi.
Non soi come, ne' con quali strumenti, ma so che oggi il posto
di Andrea come quello di Stefano non lo potra' prendere nessuno
e bisognera' cercare altro e altrove.
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