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ABEL FERRARA

"Io sono l'uomo
con la pistola e il bambino a cui fanno saltare il cervello. Non
critico nessuno."
"Dove sta andando
il cinema? a farsi fottere!"
Tre giorni interamente
dedicati ad uno dei registi più discussi della storia del
cinema. A volte naif, a volte geniale, sempre provocatorio, sregolato,
contraddittorio, oscuro e affascinante. Il suo modo di fare cinema
è senza dubbio originale grazie anche al suo indiscusso
talento visivo. 6 sono i film che vi riproponiamo. Da non perdere
la versione italiana di "the addiction"!
Questo il prgramma
a cui seguono alcune dichiarazioni del regista che abbiamo rintracciato
in rete:
| Mercoledì
8 |
| ABEL FERRARA |
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21.00 |
OCCHI DI SERPENTE |
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(USA-It.1993)di Abel
Ferrara.con Harvey Keitel;Madonna; J.Russo. Il titolo indica
la mano perdente (due) di una tirata di dadi. La tira ciascuno
dei tre personaggi principali: il regista Eddie Israel (H.
Keitel), che ha cominciato le riprese di Mother of Mirrors
dove si racconta il fallimento di un matrimonio alto-borghese,
e i suoi due protagonisti. Fra i tre s'instaura, sul set e
fuori, un tempestoso rapporto che si scioglie in un epilogo
funesto. |
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22.45 |
OLTRE OGNI RISCHIO
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(USA 1989,90') di
Abel Ferrara. con Peter Weller; Kelly McGillis. In cerca di
una guerrigliera che anni prima gli salvò la vita,
ex marine va a Santo Domingo dove incontra una vecchia fiamma
il cui marito è il potente capo della locale polizia
segreta. Guai in vista. Ispirato a un thriller di Elmore Leonard. |
| Giovedì
9 |
| ABEL FERRARA |
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21.00 |
IL CATTIVO TENENTE
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(USA 1992) di Abel
Ferrara. Con Harvey Keitel; Frankie Thorn. Fottuto cattolico
irlandese, grande peccatore di cuore corrotto e mente depravata,
drogato e affogato nei debiti dai quali cerca di riscattarsi
con puntate clandestine sul baseball, un tenente della polizia
di New York è alla ricerca di due teppisti che hanno
violentato una suora in chiesa. |
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22.45 |
KING
OF NEW YORK |
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(It.-USA
1990, 103') Di Abel Ferrara. Con Christopher Walken. Frank
White (Walken) esce dal carcere, si installa al Plaza Hotel
di New York e riprende le sue attività criminali nel
traffico della |
| Venerdì
10 |
| ABEL FERRARA |
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21.00 |
THE ADDICTION |
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(USA 1994) di Abel
Ferrara. Con Lilli Taylor; Christopher Walken; Annabella Sciorra.
Studentessa alla vigilia della laurea in filosofia viene contagiata
da una vampira di nome Casanova, traendone piacere, forze
e vitalità. |
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22.45 |
THE DRILLER KILLER
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(USA 1979) Un artista
spiantato, vive in un attico pieno di sporcizia con la fidanzata
Carol e una spogliarellista. Mentre lavora a un grande quadro,
in cui ripone le sue speranze per il futuro, subisce la degradazione
urbana fino al punto di impazzire: incompreso dai galleristi,
tradito da Carol,si arma di trapano elettrico e va in giro
di notte ad ammazzare barboni. |

LA PAROLA A FERRARA
LA maggior parte del materiale
che segue lo abiamo preso dal sito FEARCITY
che ringraziamo e su cui vi invitiamo ad andare per maggiori approfondimenti.
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La battaglia per considerare
il cinema un'opera d'arte è vinta?
Perchè starsi
ad angosciare? Non so neanche cos'è un'opera d'arte.
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Quali sono le immagini che per
lei incarnano l'essenza del cinema?
Robert De Niro e Harvey Keitel nel retro
del bar in "Mean Streets"; il piano sequenza dentro
la stanza d'albergo con le riprese dal basso in "Touch
Of Evil"; Christopher Walken sulla bara di suo fratello
nel mio ultimo film "Fratelli" ; la scena in cui
ammazzo con un trapano un barbone che dorme nel mio primo
film, "The Driller Killer".
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(Intervista a cura di
Martin Scorsese, "Cahiers du cinèma", 500,
1996)
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FAMIGLIA
Mio nonno aveva sedici anni quando
ha lasciato Napoli per venire in America. E non certo con
un biglietto di prima classe. Si è sistemato a New
York e ha avuto undici figli. Non gli dovevano bastare,
visto che ne ha allevati altri quattro o cinque prendendoli
dalla strada. Era un personaggio straordinario. Non ha mai
guardato la televisione. L'unica volta che qualcuno ha portato
in casa sua una tele, è uscita subito dalla finestra
del secondo piano. Non ha mai voluto parlare in inglese.
E' lui che mi ha tirato su. Mio padre era un bookmaker.
Ma anche un giocatore. Un pò come uno spacciatore
che si droga.
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("La revue du cinèma",
436, 1988)
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| Mio nonno è nato vicino
Napoli, a Sarno e una volta arrivato negli States aveva diciannove
anni e ha cambiato nome, da Esposito a Ferrara, non so perchè.
In due anni è diventato ricco portando l'uva in treno
dalla California nel Bronx, per la comunità italiana
che aveva bisogno di vino. Ha avuto quattordici figli, ha
perduto tutti i suoi soldi durante la Depressione e ha avuto
un tracollo psicologico; poi è tornato a Sarno per
due anni, mentre sua moglie è rimasta con i figli.
Quando è tornato di nuovo negli Stati Uniti si è
portato dietro tutto il paese, circa duecento persone. |
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(Intervista a cura di Fernanda Moneta e
Gisella Bochicchio, "Filmcritica", 416, 1991)
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INFANZIA
Sono cresciuto nel Bronx degli
anni Cinquanta. Eravamo come dei prigionieri. Una notte
mio padre ci ha portato tutti in campagna. Probabilmente
aveva dei problemi e voleva tenerci fuori dai guai. Il primo
giorno di scuola, ero in mezzo a tutti questi figli di contadini
che correvano e si arrampicavano sugli alberi. Non sapevo
più dov'ero. Mi sembrava di essere in mezzo ai selvaggi.
Ci sono restato fino a diciassette anni, fino a quando ho
incontrato Nicky (St. John).
("La revue du cinèma",
436, 1988)
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ADOLESCENZA
Alla metà degli anii
Sessanta, l'unico modo di esprimersi per dei ragazzi come
noi che non appartenevamo alle classi alte, era il rock'n'roll
o il cinema. Nicky scriveva poesie e canzoni. Con degli
amici avevamo messo insieme un gruppo. Ci ispiravamo agli
Stones. Visto che non sapevo suonare niente, cantavo,
ma non era molto meglio. E poi, come tutti quelli della
mia generazione, andavamo molto al cinema. Vedevamo di
tutto.
("La revue du cinèma",
436, 1988
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SI
ISPIRA AL CINEMA DEL PASSATO ?
La mia ispirazione è Marty
(Scorsese. Che cosa dovrei dire : Jean Vigo e non Joseph
Losey? Ingmar Bergman e non Michael Snow? Il cinema è
come l' aria, esiste, ed è tutto! Mi sento vicino
a tutti i registi, i buoni, i brutti e i cattivi, perchè
siamo tutti nella stessa barca, a cercare di fare un' inquadratura
decente nelle condizioni più schifose. Devo dire
che, più che il cinema, mi influenza quello che mi
sta attorno.
(Intervista a cura di Martin Scorsese,
"Cahiers du cinèma", 500, 1996)
MARTIN
SCORSESE
Lui è venuto per primo.
Facevamo film prima di conoscere i suoi, ma quando li abbiamo
visti hanno avuto un enorme impatto su di noi. Io e lui
lottiamo con le stesse idee e gli stessi sentimenti. E i
film che fa sono reali.
(Intervista a cura di Gavin
Smith, "Film Comment", 4, luglio-agosto 1990)
ESORDI
Un giorno che avevo messo da
parte cento dollari ho chiamato le ragazze più carine
della mia scuola e ho preso in prestito una macchina da
presa. Ho girato il mio primo film. Non valeva niente. L'ho
buttato nella spazzatura. Poi l'ho rigirato e questa volta
sapevo come fare Era la storia di un ragazzo che si nascondeva
a casa sua con degli amici per ubriacarsi ( tutte le scuse
erano buone per ubriacarsi). Durava dieci minuti ed era
in 9,5 mm. Questo primo film mi ha fatto venir voglia di
insistere. E poi avevo l' esempio di Sal Mineo, che abitava
davanti a casa mia. Se ce l'aveva fatta lui, perchè
io no?
("La revue du cinèma",
436, 1988)
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CATTOLICESIMO
Ho avuto un' educazione cattolica.
Sono stato battezzato. C' è una battuta in "Il
Cattivo Tenente" che dice: « I'm blessed, I'm
a fucking catholic!» (Sono benedetto, sono un cazzo
di cattolico!). Mi hanno fatto credere che ero uno degli
eletti. Ma non sono credente come il mio sceneggiatore.
Credo che ciò che rappresenta Gesù Cristo
sia qualcosa cui mirare e per cui vivere. Ma se sia il figlio
di Dio, se esistono paradiso e inferno e Adamo ha mangiato
la mela, non lo so. Anche se è meglio che trovi una
risposta. Il tempo stringe.
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("Hot Press", 1995)
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VENDETTA
E PERDONO
Il perdono è più
cinematografico. La vendetta non conosce variazioni, nella
sua forma non c'è che una sola linea guida. Penso
che sia un tema noioso. Il perdono è un soggetto
più interessante. Non sono io che ho messo il titolo
"L'Angelo della Vendetta" al mio film "MS.45".
La sola idea della vendetta è un'idea zoppa.
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("Jeune Cinéma", 203,
ottobre-novembre 1990)
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REDENZIONE
Stai usando il cinema per confrontarti
con questioni che attengono alla sfera della redenzione?
Naturalmente. Non si tratta dei miei film, quanto della
mia vita. Un film non è qualcosa che si esaurisce
in novanta minuti. Un film riflette tutto ciò che
sono. Continuiamo al tornare al punto del "Chi siamo?
Da dove veniamo? Dove andiamo?". Facciamo i conti col
presente ma non so come cazzo si possa vivere senza chiedersi
da dove si venga. Quando vieni educato in una scuola cattolica
ti dicono: "Non porti queste domande, ne impazzirai".
Qual'è la tua idea di
redenzione?
Semplicemente non voglio andarmene da qui avendo fottuto
qualcuno, o che qualcuno soffra a causa della mia presenza
sulla terra. Potrei provarci, ma faccio conto di non essere
una grande forza positiva nel mondo. (...)
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(Intervista a cura di Gavin Smith, "Film
Comment", 4, luglio-agosto 1990)
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COSA
LA SPINGE A FARE FILM ?
Per me, fare film è come
respirare, è molto semplice. E' quello che amo. Vi
ricordate il poema di Dylan: "Ciascuno di noi ha un
dono peculiare/ So che è la verità/ Non sminuitemi
e non vi sminuirò". Grazie a Dio c'è
una cosa che so fare nella vita, altrimenti sarei gestore
di un McDonald's. Ma è così. E' come la respirazione
o il battito del cuore.
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(Intervista a cura di Martin Scorsese,
"Cahiers du cinèma", 500, 1996)
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FEDE
Non sono in grado si starmene
qui seduto a dirle che credo nella Sacra Scrittura. Penso
alla vita eterna, se esiste o no... Ci provo, sono alla
ricerca; ma come ho già detto è importante
cercare per tempo. Non voglio fare la fine di quei "cristiani
in punto di morte". Non voglio trovarmi per la strada
con una pallottola in corpo e pregare che Dio mi salvi come
accade a molti. Vorrei affrontare la questione prima della
fine. In "The Addiction" c'è una studentessa
che si laurea in filosofia? Anche Gesù Cristo era
un filosofo, bisogna vederla così.
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(Conferenza stampa privata, Festival di
Berlino 1994)
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- Credi
in Dio?
- Già.
- Sei religioso?
- No. Non so cosa voglia dire questo termine nei miei confronti.
Credo in Dio. |
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("Sight & Sound", 2, febbraio
1993)
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Per Harvey (Keitel) la Bibbia,
la roba religiosa, è una metafora. La mela, il giardino
dell' Eden, sono tutte metafore. Ma per Nicky no. Non sono
metafore del cazzo. La sua risposta è semplice. Inginocchiati
e chiedi perdono.
Nicky e io non siamo gemelli.
Sono felice di dirigere le sue sceneggiature. Posso esprimere
le mie idee tramite le sue.
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("Hot Press", 1995)
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COS'
E' UN FILM
Non sarò mai il tipo che
dice: « Adesso voglio fare un grande film »
oppure :« Ho appena visto un grande film ».
Cos' è un film? Cinque rulli di roba, quaranta scene
in due ore. Potresti invertire i rulli e non cambierebbe
niente. A volte quando monto, le cose migliori sono quelle
che succedono per caso.
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("Samhain", 19, 1990)
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SET
Quando sono lì, quando
sento l'odore della cinepresa e della pellicola, non m'importa
chi c'è intorno, entro dentro me stesso e faccio
quello che devo fare: metto in scena (...) Ogni film è
un documentario. Sul set l'istante esiste, dunque assistiamo
a qualcosa che accade nel momento in cui lo vediamo. Ed
è precisamente quello che registriamo. Non è
un caso se in russo si usa la stessa parola per film e documentario.
Non è importante sapere se c'è una finzione
o un documento, ma scoprire a che cosa ci porta, cosa ci
rivela.
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("Mensuel du Cinéma",
11, novembre 1993)
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BUDGET
Ciò che mi influenza di
più è il mio budget. Finchè giri un
film di ambientazione contemporanea, più o meno sai
sempre come fare. Ma se devi vestire da romani duemila persone...
Non voglio essere immobilizzato per motivi di soldi. Si
consumano più energie sia a cercare finanziamenti
che a scrivere la sceneggiatura.
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("Hot Press", 1995)
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| Se ti puoi permettere solo una
comparsa, giochi con l'ombra, e ne hai due. L'economia di
un film è la sua politica, come dice Godard. |
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("Sight & Sound", 2, febbraio
1993)
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CINEMA
E REALTA'
Se faccio "King Of New York"
la gente pensa che sia un gangster. Se faccio "Occhi
Di Serpente" pensano che il regista sia io. Se vedono
il poliziotto drogato e violento di "Il Cattivo Tenente"
pensano che sia io. Bhe, non è vero. In realtà
è Harvey Keitel!... I miei film sono personali, certo,
come potrebbe essere altrimenti? E' impossibile prendere
le distanze. Ma questo non vuol dire che io sono i miei
personaggi. C'è violenza in me. C'è in tutti
noi. Ma non vado in giro ad ammazzare la gente per divertimento.
("Hot Press", 1995)
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Girando film metto la mia stessa vita in pericolo, ma credo
che questo faccia parte del gioco. Se faccio un lavoro,
vado fino in fondo... è un impegno personale: Sono
un cineasta, cosa dovrei fare altrimenti? Limitarmi a costruire
delle inquadrature interessanti, filmare bene dei paesaggi?...
Non lo so, è l'unico modo di fare film che conosco...
Come possiamo separare il cinema
dalla vita? La gente mi dice « Ma nella vita reale...
Ma di cosa parlano? Cos'è la vita reale? Sul set
davanti alla macchina da presa, non sarebbe più vita
reale? » Cos'è, si passa in un'altra dimensione
quando si gira un film?
Che differenza c'è tra
cinema e documentario? La cinepresa gira, c'è un
attore, questo attore è una persona, ha dei sentimenti,
delle passioni... Quando Harvey mette un costume, non abbandona
il suo ruolo di essere umano nel camerino per recuperarlo
alla fine della giornata di riprese...
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(Intervista a cura di Camille Nevers
e Fréderic Strauss, "Cahiers du cinèma",
473, 1993)
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IMPROVVISAZIONE
E' un concetto buffo quello di
improvvisazione, perchè se viene bene c'è
sempre un ottimo materiale di partenza, una grande sceneggiatura.
Ed è difficile dire dove inizi e dove finisca...
Ma ogni scena è in un certo senso un'improvvisazione,
anche se usi le stesse parole della sceneggiatura.
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("Sight & Sound", 2, 1993)
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CENSURA
In America i censori devastano
i miei film. Ma io me ne fotto, non sono disposto a scendere
a compromessi. I miei film non sono per tutti. Me ne frego
se turbano le casalinghe di Beverly Hills.
L' utima delle mie preoccupazioni
è chi andrà a vedere i miei film. Generalmente
a Hollywood si devono fare film "rated R", non
vietati ai minori per ragioni commerciali, ma io non ho
questa preoccupazione: tutti i miei film negli U.S.A. sono
vietati ai minori! Ma non me ne importa: ormai i film sono
immortali, sopravvivono a chi li realizza. Magari un film
che oggi fa fiasco, tra vent'anni sarà considerato
un capolavoro. Io cerco di fare film nei quali riconoscermi:
non posso preoccuparmi dei critici o degli spettatori.
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("La cosa vista", 16-17, 1991)
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VIOLENZA
Come regista non ho fatto studi
di filosofia, cerco di riflettere su quello che vedo, mescolandolo
con la mia immaginazione. Vivo a Manhattan, ammazzano gente
ogni giorno... Non so cosa renda la gente violenta, ma so
che è lì fuori e anche dentro di me. E mostrando
la violenza, cerchi di confrontarti con essa. Non posso
negarla e basta. Non puoi girare le spalle alla realtà.
E che non vengano a dire che la violenza sullo schermo genera
violenza. Quanta gente aveva voglia di far saltare la testa
a qualcuno, è andata a vedere "Taxi Driver",
ha sentito lo spirito del regista e degli attori ed è
stato come un atto di contrizione? Quanta gente è
stata guarita così? La violenza è una metafora,
non stiamo facendo documentari. Non voglio citare sempre
Godard, ma una pistola che spara in un film non è
una pistola..
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("Sight & Sound",
2, febbraio 1993)
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Filmografia:
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"The Driller
Killer", inedito in Italia, 1979;
"L'angelo della vendetta", 1981;
"Paura su Manhattan", 1984;
"Crime Story-Vite sbagliate", film tv, 1986;
"Il gladiatore", film tv, 1986;
"China Girl", 1987;
"Oltre ogni rischio", 1989;
"King of New York", 1991;
"Il cattivo tenente", 1992;
"Occhi di serpente", 1993;
"Ultracorpi-L'invasione continua", 1993;
"The Addiction", inedito in Italia, 1994;
"Fratelli", 1996;
"The Blackout", 1997;
"New Rose Hotel", 1998.
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