| Aria
di Londra
Nel 1962 Antonello Branca
inizia la sua collaborazione giornalistica con la RAI. Prima testimonianza
delle numerose inchieste e servizi che realizzerà lungo tutta
la sua carriera per la televisione pubblica sono proprio le due
puntate sulla città di Londra, raccolte sotto il nome di
Aria di Londra: "Nella metropolitana" e "Notturno"
(ciascuna di 27'00 minuti circa, b/n).
"Nella metropolitana" racconta l'underground della città
inglese attraverso lo sguardo di una giovane studentessa italiana
alle prese con gli efficientissimi mezzi di trasporto. Viaggio tra
la gente del luogo con i suoi umori, le sue abitudini, le stravaganze.
"Notturno" esplora sulle note del jazz più sfrenato
la vita notturna della capitale inglese, tra luccicanti insegne
e strani incontri.
Le due puntate sono firmate da Antonello e Lorenzo Capellini, realizzate
con la macchina a spalla ed il suono in presa diretta seguono le
orme di un certo cinema sperimentale: montaggio veloce, inquadrature
"sporche", ironia e cinismo nel fotografare la realtà
degli anno '60 in una capitale ricca ma anche fredda, misera, povera.
What 's happening?
Nel 1967 in Italia arrivano notizie
interessanti sui nuovi movimenti artistici americani che cambiano
regole e modalità dello sguardo, del linguaggio. Antonello
Branca, che continua a collaborare con la RAI, vuole realizzare
un documentario su questa rivoluzione, sulla Pop Art. Arriva a New
York e contatta i principali artisti del momento: Andy Warhol, Robert
Rauschenberg, Roy Lichtestein, ma anche Allen Ginsberg e molti altri.
Li segue lungo le strade della Grande Mela, nei loro appartamenti
resi caotici da opere d'arte "esplosive", e gli fa raccontare
"cosa sta succedendo". Il tutto montato con le immagini
di un America grassa, consumista, capitalista. Ne esce fuori uno
straordinario documentario sul Pop, con i protagonisti di quel momento
che non rinunciano a provocare, scandalizzare, turbare il vecchio
sogno americano. Inizia per Antonello quello che sarà l'amore-odio
di una vita, gli Stati Uniti.
Il documentario, che trae la sua energia filmica direttamente dai
personaggi ritratti, è scandito da un montaggio frenetico,
dalla macchina a spalla libera di muoversi, improvvise zoomate e
jump cut (il tutto per 44'07 minuti, b/n). Un format fin troppo
audace per la RAI degli anni '60.
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