T.L. Otto
Muehl è una figura
storica dell'Azionismo Viennese, movimento attivo dal 1961
al 1971. Lei è responsabile degli archivi Muehl
a Parigi ed è un esperto dell'artista.
D.R. Dal
91 al 95 ho intrapreso delle ricerche sull'Azionismo Viennese.
Ho avuto l'occasione di incontrarne i protagonisti principali:
artisti, spettatori, amici uomini politici e anche giornalisti.
Ho ritrovato gli articoli dei giornali dell'epoca. L'Azionismo
Viennese è stato
trattato in termini ingiuriosi. Ho cominciato davvero a
occuparmi dell'Azionismo Viennese a partire dall'arresto
di Otto Muehl nel 1991. La sua detenzione per me ha significato
una condanna della sua concezione dell'esistenza. Otto
Muehl è rimasto in prigione fino al 1997. Non ha
beneficiato d'alcun sconto di pena.
T.L. Qual'è stata
la ragione della carcerazione?
D.R. Otto Muehl aveva creato negli
ultimi anni dell'azionismo viennese, nel 1970 con esattezza,
una comunità ispirata alle tesi Freud, Reich e Marx,
fondata sui principi della sessualità liberata e
della proprietà collettiva. Nessuno sarebbe dovuto
appartenere a nessuno, le donne non avrebbero più dovuto
dipendere dagli uomini, né economicamente, né intellettualmente,
né sessualmente. Una grande avventura, insomma.
Ma rischiosa. Per un po' ci hanno provato; come del resto
hanno tentato gli hippies, ma in quel caso le conseguenze
furono disastrose. Invece la comunità di Otto Muehl
durerà 20 anni tutto sommato e registrerà fino
a 350 appartenenti. Gli adolescenti avevano accesso alla
sessualità che desideravano, dai 14 anni in su... Questa
visione permissiva tipica degli anni '60 si rivelò un
errore fatale. Otto Muehl fu dunque condannato a 7 anni
di prigione. Immaginate una comunità basata sulla
proprietà collettiva e sulla libertà sessuale
assoluta nel contesto della società viennese conservatrice
fondata sulla coppia, la famiglia e la proprietà privata.
Otto Muehl riconoscerà le difficoltà del
suo progetto: "Il mio errore", affermerà, "è stato
quello di voler fare scalare l'Himalaya a persone in espadrillas.". Di
fatto è accaduto che queste persone si sono rivoltate
violentemente contro Muehl accusandolo di aver avuto relazioni
sessuali con adolescenti, Lo stato autoritario condannò severamente
Muehl, soprattutto per ridurre al silenzio un artista scomodo.
T.L. Questo progetto comunitario aveva
connotazioni artistiche?
D.R. Certamente.
Il principio di Muehl era di innestare l'arte nella vita
quotidiana. In seguito al dadaismo e in particolare con
Beyus si è cominciato
a porre la questione del legame tra arte e vita. L'arte
comincia ad esprimersi al centro stesso della vita di tutti
i giorni. La sfida artistica posta alla comunità stava
nell'idea di vivere tutti insieme, in armonia, girando
le spalle alle convenzioni morali del passato. Ciascuno
era libero di "scolpire" la propria esistenza come se si
trattasse di un'opera d'arte.
T.L. Torniamo alla fase iniziale dell'Azionismo
Viennese, agli anni '60. Questo principio di fare della
vita un'opera d'arte esisteva fin dall'inizio?
D.R. No,
Otto Muehl è prima di
tutto un pittore e l'Azionismo deriva direttamente dalla
pittura. Muehl si è confrontato negli anni '50 con
L'Action Painting e il Tachisme, movimenti che sperimentano
l'energia pura dell'artista. Otto Muehl si era reso conto
che l'arte è energia, azione dunque. L'incontro
con l'artista Günter Brus è stato decisivo.
Brus era parecchio più giovane di Muehl e praticava
all'epoca una pittura informale. Si cospargeva le mani
di pittura e si metteva così a dipingere il più violentemente
possibile sulla tela. Quando Muehl incontra Brus è ancora
sotto l'influenza del Cubismo e Brus si prende gioco apertamente
di Muehl, lo tratta da vecchio.
T.L. Quanti anni aveva Otto Muehl quando
incontra Brus?
D.R. Otto è nato
nel '25: aveva 36 anni nel 1961.
T.L. Non è ancora un'età canonica
per intraprendere una rivoluzione estetica!
D.R. Esatto.
Dopo la visita a Brus, Otto Muehl torna al suo atelier.
Un vero e proprio big bang si scatena nella sua coscienza!Muehl
realizza la sua prima "distruzione" di un quadro. Tela e telaio vengono
lacerati, recisi, spezzati, tritati, annodati. Muehl realizza
così un oggetto a tre dimensioni. Artisti come Millares
o Fontana avevano già intrapreso un lavoro di distruzione
della tela, praticando lacerazioni e strappi. Duchamp,
da parte sua, non faceva altro che trasportare un orinatoio
in un museo e di metterlo in qualche modo
sotto vetro. L'intenzione di Otto Muehl è un'altra:
s'impara dall'oggetto, non abbellendolo o rendendolo sacro,
ma distruggendolo. L'idea non è tanto quella di
mostrare questa distruzione, ma di rappresentare il processo
stesso della distruzione.
T.L. Ma distruggere
non è proprio
il contrario dell'arte. Penso al termine greco di "poièsis",
che vuol dire creare, inventare. In che modo un processo
di distruzione può essere assimilato a un processo
d'invenzione?
D.R. La distruzione è la premessa
stessa di qualsiasi costruzione. La libertà dell'arte
si afferma attraverso la distruzione delle barriere intellettuali,
morali, sociali, che impediscono questa libertà.
Per poter creare bisogna prima di tutto distruggere.
T.L. Non
sarebbe meglio definirla trasformazione della materia piuttosto
che di pura distruzione?
D.R. Otto
Muehl preferisce la nozione più radicale di "distruzione".
Non si accontenta di mettere in conserva delle albicocche
per l'inverno alla maniera di una casalinga, no, va più lontano,
le schiaccia e confeziona un prodotto nuovo, sebbene non
si possa più riconoscere il frutto d'origine. Muehl
distrugge quindi subito l'oggetto prima di trasformarlo
in qualcosa d'inedito. Noi assistiamo attraverso queste
distruzioni di oggetti alla distruzione simbolica delle
morali passatiste, delle idee desuete del passato. La parola "distruzione" è dunque
importante e bisogna rifletterci. Se non si distrugge
prima un oggetto, ne resta sempre qualcosa. La creazione
non discende dal cielo, come per incanto. L'arte funziona
come l'evoluzione del cosmo dove tutto si distrugge incessantemente
per potersi trasformare in qualcosa di diverso. Tutto
non è che un riciclarsi permanente. L'arte ha anzitutto
una finalità filosofica nel senso che abolisce e
ricicla le idee che raccoglie.

T.L. E'
la nozione di "Tabula rasa".
D.R. "Tabula rasa" ha una connotazione
negativa che suppone che si sopprima definitivamente ciò che è stato
fatto. Con L'Azionismo Viennese si tratta invece di "distruggere
creativamente", distruggere per ricostruire con le macerie
della distruzione. Otto Muehl raccoglie tutta la sporcizia,
i mozziconi, la cenere, tutti i rifiuti della società dei
consumi, e poi le rielabora per ottenere delle tele "materiali",
delle strutture di ciarpame.
La seconda fase, al più importante
forse, consiste nell'utilizzare il corpo umano attraverso
delle azioni concrete, materiali. Il loro scopo è quello
di mettere in scena quei tabù che ci si rifiuta
sempre di rappresentare: l'aggressività umana e
le pulsioni sessuali. L'Austria fascistoide non ha mai
accettato questo comportamento. La stampa si è affrettata
a considerare gli Azionisti come dei mostri, mentre gli
azionisti sono soltanto degli artisti che denunciano attraverso
un processo di creazione le mostruosità dell'umanità. Bisognerà aspettare
circa trent'anni perché la scena artistica cominci
a interessarsi all'Azionismo.
T.L. In
cosa consiste concretamente una "azione materiale"?
D.R. Otto
Muehl ci mostra un corpo femminile nudo; poi lo ricopre
d'argilla, di pigmenti colorati, di latte, d'uova, di legumi
e frutta, d'ogni sorta di materiali. In questo modo intende
rappresentare il confronto tra l'individuo e l'ambiente
ostile. La prima "azione materiale" ha avuto
luogo nel 1963. Muehl oppone il corpo nudo alla realtà esteriore,
che considera come fonte di sporcizia, come degradante.
Muehl intende mettere in risalto i guasti provocati dall'educazione. Grazie
alle "azioni materiale" e più tardi attraverso il
progetto comunitario del 1970, si sviluppa una comunicazione
creativa, la "Selbsdarstellung", fatta di parole, di canti,
e di danza. Arte, terapia e realtà della vita si
giustappongono strettamente. L'essere umano si deve scoprire
e deve auto-realizzarsi attraverso passioni autentiche.
T.L. Nel
corso delle "azioni materiali" degli
anni '60, se ho ben compreso, si tratta di cospargere un
corpo femminile di materiali. Dove sta l'umanesimo, nello
sporcare il corpo di una ragazza?
D.R. Otto
Muehl rifiuta la nozione tradizionale d'umanesimo, di civilizzazione.
Nelle "azioni" mette in
causa i tabù inculcati dalla nostra società attraverso
i secoli. Invita a liberare l'essere umano dai suoi tabù atavici,
fornendo loro una forma artistica.
T.L. A
quali tabù ci
stiamo riferendo esattamente?
D.R. Quello
della sessualità.
Per Muehl, la sessualità è il bisogno primario
dell'uomo. Tuttavia la nostra cultura tende a relegare
la sessualità all'ultimo posto, dopo il lavoro,
le preoccupazioni economiche, i debiti da pagare e altre
preoccupazioni sociali. Tutti soffrono di questa
banalizzazione della sessualità. Muehl intende
eliminare ogni ostacolo sulla strada della sessualità.
T.L. Non vedo dove sia lo scoop! Questo
ormai si dice anche sulle riviste di moda.
D.R. Sì, ma Muehl intende mettere
direttamente in pratica queste idee, di sperimentarle nella
realtà, provare la loro validità, questo è il
senso della sua comunità.
T.L. Torniamo
alle prime azioni materiali. In che modo distruggono i
tabù sessuali?
D.R. Otto Muehl è il primo artista
ad aver messo in scena l'atto sessuale. Il suo vero obiettivo è la
provocazione. L'Azionismo vuole assestare uno schiaffo
al cervello, far esplodere il cemento che ci hanno messo
nelle meningi: rompere le barriere dell'inconscio, liberarci
dai tabù imposti dalla nostra educazione. Per esempio
gli attori si scagliavano contro un'oca, la facevano a
pezzi, la mordevano, e infine la ingoiavano, mentre una
ragazza suonava placidamente il violoncello. Gli spettatori
rimasero sconvolti. All'epoca questa radicalità era
necessaria. Oggi meno.
T.L. Lei dice "all'epoca". In che situazione
si è sviluppato l'Azionismo Viennese, un contesto
che può fornire un senso credibile al movimento?
D.R. Bisogna
risalire alla storia dell'Austria per comprendere l'Azionismo
Viennese. Prima della prima guerra mondiale, L'impero
austro-ungarico era immenso, culturalmente molto attivo,
la cui capitale era in concorrenza con Parigi. Dopo il conflitto non resterà niente
di questo splendore. L'Austria, svuotata della sua popolazione
e amputata dei suoi territori, continua a vivere
con l'idea dell'impero e una struttura sociale da antico
regime.: clero, nobiltà e stato. Nasce allora un
insopprimibile sentimento di frustrazione a fronte della
perdita di quest'impero. Con Hitler, l'Austria tornava
ad essere la grande potenza che era stata. Hitler era prima
di tutto austriaco: era tornato in Austria acclamato dalla
folla nel 1938. Uomini, donne e giovani ebrei,
erano costretti a pulire i marciapiedi con degli spazzolini
da denti per accogliere il fuhrer. Alcune foto lo testimoniano.
Questa infatuazione per Hitler si spiega con l'amputazione
di territori e di prestigio di cui gli austriaci soffrivano
ancora. C'è una spiegazione più generale
al fenomeno nazista: esso fa emergere quello che diventa
l'animo umano quando viene lasciato libero dopo secoli
di addomesticamento. Hitler è il prodotto di duemila
anni di Cristianesimo e di cultura castratrice.
T.L. Il
Cristianesimo professa piuttosto l'amore per il prossimo...
D.R. In
origine è possibile,
ma in seguito l'amore per il prossimo è diventato
pura ipocrisia. I sistemi religiosi e sociali hanno ridotto
la sessualità e la vita familiare a un contesto
talmente angusto che non c'è più stato modo
di sfogare la pulsione sessuale, e la pulsione sessuale
così a lungo repressa si è trasformata all'improvviso
in violenza collettiva. Per Otto Muehl la coppia è il
sarcofago della sessualità. L'oppressione della
sessualità crea delle perversioni terribili, dunque
il terzo reich. Il terzo reich rivela quello che è veramente
l'umanità, ma un'umanità resa inumana da
secoli di costrizioni religiose e sociali.
T.L. In
che ambiente repressivo si è dunque
sviluppato l'Azionismo Viennese?
D.R. Nel
1955, l'Austria è stata
dichiarata "vittima di guerra", il che è un'enorme
menzogna, fatta passare dagli alleati. Gli austriaci non
si sono mai posti il problema delle loro colpe. I vecchi
nazisti hanno ripreso tranquillamente il loro lavoro, ed è contro
quest'atmosfera irrespirabile che gli Azionisti Hermann
Nitsch, Otto Muehl e Gunter Brus, hanno voluto colpire,
cercando di eliminare il fetore di fascismo che persisteva
a Vienna. In seguito alle loro azioni saranno perseguitati
e incarcerati. Quanto alla scena artistica internazionale,
non li sosterrà in alcun modo.
T.L. Oggi lei crede che sia dunque necessario
di lasciare libero corso alle nostre pulsioni violente,
sessuali, per evitare esplosioni collettive e totalitarie.
Tutto deve essere permesso sessualmente? Altrimenti assisteremmo
all'insurrezione brutale e imprevedibile delle masse?
D.R. Tutto è permesso, tutto è possibile,
ma solamente nel quadro di riferimento di un mezzo artistico.
Shakespeare decreta una ventina di morti in una sola tragedia,
ma unicamente sulla scena, sottraendo agli spettatori il
desiderio di diventare criminali essi stessi. L'arte contemporanea
dovrebbe rappresentare ciò che è insopportabile,
inaccettabile nella realtà, con umorismo se possibile.
La sessualità è un'energia positiva. Ma se è troppo
repressa, ne risultano una serie di aggressioni violente.
In un paese, nella misura in cui la sessualità é repressa,
la violenza aumenta: o ci si uccide, o si fa l'amore oppure
si diventa artisti.
T.L. Non siamo molto
lontani dalla buona vecchia teoria aristotelica della "catharsis". L'essere
umano è un fascio di pulsioni violente, omicide,
sessuali e così via, e a causa della vita in società,
queste pulsioni sono fortemente represse, castrate. L'arte è una
maniera di mettere in scena queste pulsioni e di esprimerle,
tanto dal lato dell'artista quanto da quello degli spettatori.
Dunque c'è bisogno di un'arte violenta per creare
una società pacifica?
D.R. E'
giusto: le pulsioni devono avere come valvola di sfogo
l'arte e non la realtà. Le
pulsioni sono pura energia. Ma l'energia diventa mostruosa
quando é repressa. L'energia che permette di esprimersi
positivamente con l'arte, contiene qualcosa di meraviglioso, è l'estasi.
Per essere chiaro: l'Azionismo Viennese rappresenta l'immagine
del mondo che reprime queste pulsioni, mostrando in maniera
estrema e brutale la realtà oppressiva. C'è sempre
come un'ancora agganciata alla realtà castratrice.
Come arrivare a fare in modo che l'odio non domini più?
Lasciate in totale libertà dei bambini e arriveranno
a uccidersi a vicenda. Ma se dotate i bambini, senza reprimerli,
di mezzi per esprimere i loro sentimenti senza restrizioni
morali, con la pittura, la danza, il canto, la musica,
il jazz, il teatro, etc, allora i bambini impareranno a
rappresentare quello che sentono senza colpevolizzarsi,
senza reprimere le proprie energie. L'arte umanizza e rende
liberi.
T.L. Trasformare le pulsioni criminali
in pulsioni estetiche?
D.R. In pulsioni
estetiche e sociali. E' per questo che Otto Muehl ha dato vita negli
anni '70 alla sua utopia collettiva, una comunità dove
la sessualità fosse libera.
T.L. Torniamo
all'Azionismo storico, quello degli anni '60. Certo, mette
in scena l'aggressività e
la violenza simbolica generata dalla repressione del desiderio.
Ciò nonostante io rimango scioccato dalla profanazione
e dalla degradazione del corpo femminile. Come si può conciliare
la visione di un corpo umiliato, sporcato, con la volontà d'emancipazione
e di rispetto dell'essere umano, di rispetto per la donna
in particolare?
D.R. Lei parla di sporcizia del
corpo, d'immondizia, ma è la sua educazione che
sta parlando... In effetti la vernice non sporca.
L'argilla neanche. Non s'imbratta una tela o un corpo femminile
prima di aver dato l'imprimitura al materiale e ai pigmenti.
Questa visione "sporca" dei materiali deriva dall'educazione.
Con cosa giocano spontaneamente i bambini piccoli? Col
fango, con quello che gli capita a portata di mano, anche
con gli escrementi! Il bambino nasce vergine da tutti i
tabù, che poi gli saranno imposti dall'educazione:
gli vengono prescritti dei doveri, delle interdizioni.
Il fatto di ricoprire il corpo con diversi materiali ha
scioccato il pubblico viennese, mummificato dalle proibizioni
introiettate. Si era trasgredita una tradizione di dissimulazione
dei corpi antica di secoli. I nostri corpi sono composti
di carne, sangue, ossa, peli: si tratta di un mélange
di materiali, né più né meno. Che
c'è di male a spalmarsi in pubblico altri materiali?
T.L. Dov'è l'emancipazione della
donna e della sessualità nel momento in cui il corpo
femminile é esposto a questo imbrattamento?
D.R. Una
vera liberazione per la donna è poter
stare nuda, senza restrizioni, ricoperta d'argilla... è un
ritorno all'origine, alla materia primordiale, alla madre
terra. C'è una sensualità evidente nel fatto
di ricoprire il corpo di fango, un avvicinamento alle sensazioni
primitive.
T.L. E' una maniera per desacralizzare
il corpo?
D.R. Sì, di renderlo umano, accessibile
allo sguardo e al contatto fisico. I corpi dei miei genitori
erano considerati come intoccabili, come tabù.
T.L. Potrebbe
descriverci una "azione
materiale" storica?
D.R. « O Sensibility » del
1965, qui è stata presentata di recente al Centre
Pompidou. Una donna nuda si lascia andare a un gioco erotico
con un oca. Otto Muehl partecipa a questa azione erotica.
C'è una sorta di coreografia nella forma di un collage
a tre: due corpi umani e un uccello piumato. L'oca viene
poi decapitata e il suo sangue spruzzato tutto intorno,
come in un sacrificio rituale.
T.L. Perché gli
schizzi di sangue?
D.R. Il sangue simboleggia
la vita ma anche la morte, l'aggressività. Ma
le azioni di Otto Muehl sono assai meditate, le loro
messe in scena sono descritte nei dettagli su dei libretti
distribuiti al pubblico.
T.L. La messa
in scena dell'universale carica di violenza dell'umanità?
D.R. Esatto.
T.L. Le
azioni hanno causato a Muehl l'arresto e il carcere. Oggi
la sola prigione di cui i nostri artisti possono beneficiare è il
museo.
D.R. (Ride) Nel
'68 Muehl e Brus sono stati condannati al carcere a causa
delle loro azioni all'università.
Brus aveva urinato e defecato sulla bandiera austriaca.
Muehl aveva organizzato un concorso consistente nel gettare
il più lontano possibile della birra, scuotendo
violentemente le bottiglie.
T.L. E in cosa
urinare, defecare in pubblico su una bandiera o spargere
birra può considerarsi
arte?
D.R. L'arte è prima di tutto
una provocazione. Marcel Duchamp è stato
il primo a dichiararlo. Provocare è molto più difficile
di quanto s'immagini. Lo scopo della provocazione è quello
di infliggere un salutare schiaffo alla mente. L'atto di
urinare e defecare sulla bandiera austriaca voleva interrogare
i giovani studenti sull'idea del rispetto per la bandiera
di un paese che ha commesso i peggiori crimini durante
la II guerra mondiale.
T.L. Il ruolo dell'arte è dunque
quello di provocare una presa di coscienza dei problemi
del mondo e dei crimini commessi ?
D.R. La
vocazione dell'arte è quella
di "de-borghesizzare" le coscienze sollecitandole continuamente
attraverso degli elettrochoc. L'Azionismo di Muehl vuole
mettere in pratica anzitutto questo processo in chiave
anti-borghese. Da qui la creazione della comunità negli
anni '70, situata vicino Vienna, a Friedrichshof, nel Burgendland.
Si tratta a mio parere della più grande esperienza
artistica realizzata dopo la II guerra mondiale.
T.L. La
comunità è poi
morta a causa del suo successo ?
D.R. Della
sua istituzionalizzazione, resa obbligatoria dalle sue dimensioni
crescenti. Oggi la comunità continua a esistere in Portogallo, con
soltanto cinque famiglie d'artisti, in tutto otto
donne, cinque uomini, nove adolescenti e tre bambini. Una
comunità ridotta. Small is beautiful.
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