DETOUR OFFMUSIC

presenta

SABATO 11 FEBBRAIO 2006

h 22.30

3/4HadBeenEliminated

(da Bologna, Hapna records)

StefanoPilia: chitarra elettrica, effetti, oggetti amplificati.
ClaudioRocchetti: giradischi, radio, cracked electronics.
ValerioTricoli: magnetofono, sintetizzatore analogico, diffusione, voce.

3/4HadBeenEliminated è il gruppo fondato a bologna nel 2002, da Stefano Pilia, Claudio Rocchetti, e Valerio Tricoli. Nel 2004 la line-up si è estesa al batterista Tony Arrabito, già collaboratore del trio sin dagli esordi.

3/4 e' il punto di incontro dei diversi e condivisi interessi dei suoi membri: l'improvvisazione elettroacustica-analogica, il neo-minimalismo e il drone, la ricerca sulle qualità sonore di "found objects" amplificati, la psichedelia, l'uso non convenzionale dei dispositivi di diffusione elettroacustica, il songwriting, la techno e l'attitudine rock...
Obiettivo del gruppo è l'indagine degli aspetti performativi, teatrali ed "ecologici" dell'evento sonoro, e delle loro mutue interconnessioni, confermando una certa urgenza "teatrale" della performance live, rispetto sia alla passività della classica ricezione acusmatica, sia alle impettite performance elettroniche cameristico/accademiche. Priviligiando un approccio "site specific" all'improvvisazione elettroacustica, accade che il live di 3/4HadBeenEliminated sia fortemente determinato dal contesto fisico e sociale dello spazio che ospita l'evento, il quale muta, sostanzialmente, l' immaginario sonoro e l'approccio della band.

Allo stesso modo le loro produzioni musicali su supporto sono caratterizzate da una specifica e consequenziale progettualità:
l'esordio "3QuartersHadBeenEliminated (cd, bowindorecordings 2004) svela il manifesto delle diverse influenze musicali ed estetiche del gruppo lungo un ciclo sonoro di sette composizioni;
il successivo "A Year Of The Aural Gauge Operation" (cd, Hapna 2005) privilegia l'improvvisazione live della band che,
attraverso l'interazione di strumenti elettronici ed acustici e in un contesto in cui lo studio di registrazione stesso e lo spazio in cui avviene l'interazione vengono considerati e trattati in tempo reale come strumenti musicali, realizza una poliedrica sintesi psichedelica di songwriting elettroacustico.

Discografia•

3QuartersHadBeenEliminated (cd, Bowindo, 2004)
A Year Of The Aural Gauge Operation (cd, Hapna, 2005)
DymethilAtonalCalcine (vinile 7", edizione privata, 2006)

"a year of the aural gauge operation"

A volte un nuovo disco arriva come un dono inaspettato. Liberi da costrizioni e incuranti di ogni must all'indomani di un promettente album d'esordio nell'ambito della sperimentazione radicale e dell'improvvisazione, i 3/4HBE riescono a stupire e lo fanno nel migliore dei modi. Stefano Pilia, Claudio Rocchetti, Valerio Tricoli (a cui si aggiunge il batterista Tony Arrabito, già ospite del primo album e di diversi live) non hanno paura di contraddirsi ma, per dirla con Walt Whitman, dimostrano di "contenere moltitudini". In altre parole realizzano, a modo loro, l'album rock. Pur conservando il bagaglio di suoni-fantasma, drones e distese malinconiche, ritmi implacabili, samples pungenti impiegato nel primo disco, in questa occasione i 3/4 danno libero sfogo a pulsioni precedentemente inespresse e creano una raccolta di brani, in alcuni casi mini-suite di dieci minuti, in cui prevalgono l'elemento "suonato" e un lirismo sommesso. Basti ascoltare la traccia di apertura Widower, la sua melodia che si manifesta senza troppi preamboli e gli squarci di una voce solitaria che risuona lontana, poi trasfigurata in una costellazione di effetti percussivi; oppure Labour Chant, con i suoi cori cupi e sospesi, samples che ricordano i momenti più introversi di Philip Jeck, un incessante gorgoglio sonoro di concretismi e cascate noise che sfocia nella suspense di arpeggi staccati e sussultanti; i riff di chitarra vagheggiati in As Of Yore, sepolti in un mare di field recordings da cui emerge un gemito straniante. Nel corso del disco troverete spesso voci che aleggiano tra residui sonori (Shifting Position), frammiste a crescendo di chitarre o racchiuse in un mare di risonanze memori del Grand Cinema di Dean Roberts (Wave Bye Bye To The King), raccolte in cori sghembi, ibridi di drone-folk stellare (Monkey Talk). Ogni Brano è intarsiato di raffinatezze sonore e dettagli preziosi; a volte vi sembrerà di trovarvi nelle lande brumose esplorate dagli Organum, in altri momenti le architetture corali riecheggiano della psichedelia più travolgente. Soprattutto - al di là di ogni possibile discendenza reale o immaginaria - ci sono quattro musicisti, e un disco, dalla personalità straripante. (8).
Daniela Cascella, Blow Up #89.

"3quartersHadBeenEliminated"

"A formare questo progetto dal nome quanto meno insolito, sono tre compositori italiani assurti alla ribalta nei circuiti dell’elettronica di ricerca per le ottime prove soliste da loro pubblicate lo scorso anno. Stefano Pilia, autore di "Healing memories in present tension" (Last Visibile Dog), Claudio Rocchetti, messosi in evidenza con "The work called Kitano" (Bar la Muerte) e Valerio Tricoli, la mente dietro "Did I? Did They?" (Bowindo) dimostrano nelle sette tracce di questo cd come anche in musica l’unione possa fare la forza, sovrapponendo le loro istanze particolari in modo del tutto integrato e compatibile. La fusione dei droni minimali in lenta evoluzione di Pilia, con i collage espressionisti di Rocchetti e le composizioni elettroacustiche di Tricoli genera una sorta di sinfonia elettronica in grado di gettare uno sguardo a tutto tondo sulle tendenze più recenti in ambito elettronico (e rock).
"Getsemany Fields", il primo brano, inizia con scariche di glitch che lasciano il posto a inquietanti sibili spettrali e a un finale serenamente disteso che introduce il brano successivo. “The Soul of their suits” è l’episodio più accessibile del disco, ma anche quello più sapientemente elaborato, nel quale entrano in gioco anche strumenti tradizionali, come un placido arpeggio acustico o un harmonium che si distende in un flusso sonoro in lenta modulazione. Questo strumento ritorna (forse) anche in “My smallest ego”, il pezzo che preferisco, un esperimento sulle trame sonore, un drone organico e monolitico che, per quanto mutuato dalla psichedelia shoegazing, se ascoltato a volume sostenuto, riesce ad elevarsi a una maestosità quasi wagneriana.
“Standing position” e “Bedrock” sono le composizioni che più di tutte si fondano sulla manipolazione di suoni concreti. Il secondo, soprattutto, con i suoi undici minuti di atmosfere ambientali, echi cosmici, scariche elettriche e vetri calpestati dimostra come sia possibile creare da fonti ostiche e devianti una forma musicale accessibile e articolata che coinvolga emotivamente l’ascoltatore. In questo mare di rumori molesti non identificati è proprio un intervallo di convenzionale folk-acustico il vero “ribelle”, fuori posto e disadattato, per quanto nella realtà dei fatti risulti perfettamente inserito nel suo “sistema” musicale.
In generale, a impressionare è la capacità degli autori di produrre materiali apparentemente imprevedibili, ma che dimostrano, ad un ascolto approfondito, un’attenta e calibrata costruzione. Ad essere determinanti per il valore di questo cd sono un approccio emotivo ai microsuoni e, ovviamente, una spiccata sensibilità nella loro sovrapposizione, a dimostrazione del fatto che possono cambiare gli stili e gli strumenti, ma ciò che fa la differenza tra buona e cattiva musica è sempre lo stesso." (disco del mese).
Massimiliano Osini, Rockit.